Fino all’1 maggio, a Palazzo Giustiniani, sede del Senato, la mostra “Antiquorum habet”, in occasione del Giubileo, come sottolinea lo stesso presidente del Senato, Pietro Grasso, “apre a tutti i cittadini senza limiti di spazio, di tempo, di appartenenza religiosa o ascendenza culturale, innanzitutto attraverso un percorso integrato di tracce esclusive, in alcuni casi mai uscite dal perimetro di sicurezza della Santa Sede o della Zecca dello Stato, nonché moltiplicando le possibilità di accesso multimediale ad un patrimonio ricchissimo che il Senato mette a disposizione del pubblico nella rete internet”. I proventi del catalogo saranno devoluti in beneficenza. Il sito antiquorum-habet.senato.it (raggiungibile anche dalla homepage www.senato.it) e l’applicazione per piattaforme iOS e Android (liberamente scaricabile dai relativi store digitando “antiquorum habet”) sono stati realizzati per offrire, al contempo, una guida per il visitatore della mostra e un ampliamento della stessa, con immagini e descrizioni che, per limiti di spazio, non hanno trovato posto a Palazzo Giustiniani. La mostra racconta diversi aspetti delle celebrazioni giubilari: il piano rituale e cerimoniale, formalizzato dalle bolle e dai documenti papali e descritto da testimoni, cronisti e trattatisti; la dimensione sociale e collettiva, con al centro la figura del pellegrino, le attività assistenziali ed economiche che ne hanno accompagnato la partecipazione agli anni santi, e l’alternanza di momenti sacri e profani nel vissuto quotidiano; la dimensione spaziale, che mette in luce il particolare legame che unisce la storia di Roma e delle sue trasformazioni con le vicende giubilari, a partire dall’epicentro delle celebrazioni rappresentato dalle basiliche patriarcali.
FIRENZE: LE “PAROLE” DI TONY LEWIS
“Alms Comity and Plunder” è il primo progetto italiano del 30enne artista afroamericano Tony Lewis, realizzato appositamente per lo spazio della cripta del Museo Marino Marini di Firenze. Lewis, uno degli artisti più rappresentativi della sua generazione, le cui opere sono costruite in relazione alla scrittura e al suo valore semantico e lessicale, fino al 23 aprile presenta sculture, oggetti che trasformano la rigidità geometrica delle superfici, disegni in cui la parola viene destrutturata, opere che vengono ripensate in dialogo con l’architettura della cripta, per mille anni luogo di sepoltura dei frati del convento di San Pancrazio, luogo di passaggio dalla vita terrena a quella celeste, oggi luogo di creazione. Infine una scritta a parete, “7 Look people in the eye”, realizzata con viti, elastici e pigmenti, evoca una sentenza delle centinaia che moralisticamente andavano a costruire la grammatica del comportamento per le famiglie della working class e piccola borghesia americana contenute nel celebre vademecum Life’s Little Instruction Book.
SIENA, LA CAMPAGNA D’ITALIA DI ROBERT CAPA
Sono 78 scatti in bianco e nero di Robert Capa, padre del fotogiornalismo, a raccontare la Seconda Guerra Mondiale, alla Galleria d’arte Raffaele De Grada, a San Gimignano (Siena). La rassegna, fino al 10 luglio, propone una selezione di scatti provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo nazionale ungherese che ha promosso l’esposizione insieme a Fratelli Alinari e il Comune di San Gimignano, in collaborazione con Opera-Gruppo Civita. Capa iniziò la sua carriera di fotoreporter a Berlino, diventando famoso per le immagini scattate in particolare durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. In Italia, documentò attraverso i suoi scatti alcuni momenti salienti e drammatici del Secondo conflitto mondiale, concentrandosi in particolare sulla vita dei soldati e dei civili dallo sbarco degli Alleati in Sicilia fino ad Anzio. La mostra propone un nucleo di foto che va dal luglio del ’43 al febbraio del ’44 e che nella loro immediatezza si spingono nel cuore del conflitto mondiale. Un racconto per immagini ricco di umanità, mai retorico e per questo emozionante. Dalla resa di Palermo, alla posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria, al funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli, Capa trasmette le tante sfaccettature del conflitto, attraverso i volti dei soldati coinvolti, dei civili, delle persone comuni, come quelle che fuggono dalle montagne dove impazzano i combattimenti, oppure i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo. Immagini straordinarie e indelebili per la loro immediatezza e autenticità. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Capa “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.
VERONA, OMAGGIO A MARIA CALLAS
“Maria Callas. The Exhibition”, fino al 18 settembre all’AMO Arena Museo Opera di Palazzo Forti, a Verona, è un viaggio nell’emozione: accompagnati dalla insuperata voce della Divina, da filmati d’epoca, interviste, foto e tantissimi oggetti appartenuti all’artista, scomparsa nel 1977 a soli 54 anni, si possono ammirare documenti, abiti e gioielli del tutto inediti, provenienti da archivi nazionali e internazionali e dallo stesso archivio personale della cantante. Il debutto veronese dell’esposizione vuole essere un riconoscimento alla carriera di Maria Callas, che 69 anni fa debuttava proprio in Italia all’Arena di Verona con La Gioconda di Amilcare Ponchielli: era il 2 agosto 1947. Da Verona la mostra – promossa dal Comune di Verona e dalla Fondazione Arena di Verona. Partirà poi alla volta di un tour internazionale, da Atene a New York, da Parigi a Città del Messico. Come omaggio all’“icona” Maria Callas, Amo Arena Museo Opera ospita contemporaneamente la grande mostra dedicata al fotografo Terry O’Neill “Icons”: 70 ritratti dei personaggi più iconici del Novecento, con un’intera sezione inedita dedicata a David Bowie.
VENEZIA: DALLA CINA LE “MERAVIGLIE” DEL REGNO CHU
Un accordo tra Veneto e la Provincia cinese del Hubei, consente per la prima volta in Europa di scoprire le testimonianze, davvero magnifiche, della civiltà del regno cinese Chu che si espanse al punto da diventare, sul finire del Periodo delle Primavere e degli Autunni (770 – 454 a.C.), una vera e propria potenza e visse il suo momento di massimo splendore nel successivo Periodo degli Stati Combattenti (453 – 221 a.C.). Fino al 25 settembre, nei Musei Nazionali Archeologici di Este e di Adria, sotto il titolo di “Meraviglie dello Stato di Chu”. In mostre armi, raffinate giade, lacche pressoché intatte dopo oltre due millenni e mezzo, bronzi con fantasiose cesellature ed iscrizioni votive che sottolineano la grande abilità degli artigiani di Chu, strumenti musicali, campane di bronzo, vasellame rituale. Successivamente una mostra allestita al Museo Provinciale del Hubei consentirà ai cinesi di avvicinarsi alla grande storia che precedette di secoli la nascita di Venezia.