(7 aprile 2016) C’è un’università italiana entro le prime dieci al mondo, tra quelle fondate da meno di 50 anni: è la “trentenne” Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (fondata nel 1987) che, secondo il ranking 2016 dei 150 migliori giovani atenei stilato dalla rivista inglese Times Higher Education (THE) e diffuso oggi, oltre a rientrare nella top ten globale e salire ai vertici in Europa, conquista la prima posizione in Italia. Il nostro Paese è rappresentato da altre cinque istituzioni e, anche per questo nuovo ranking, conferma la competitività del suo sistema universitario e della ricerca, grazie ai posizionamenti entro le prime 100 posizioni di Milano Bicocca (51esima), Verona (66esima, a pari merito), Roma III (72esima), Tor Vergata (81esima), Brescia (86esima). “E’ naturalmente una grande soddisfazione constatare che la Scuola Superiore Sant’Anna – commenta il rettore Pierdomenico Perata – tra le prime 10 università al mondo nella speciale classifica delle università fondate da meno di 50 anni. La Scuola Superiore Sant’Anna ha meno di 30 anni ed è già ai vertici della classifica globale, oltre ad essere prima in Italia. Questa classifica – continua Perata – mette in evidenza la presenza di giovani università di paesi fortemente innovativi, come la Svizzera, al primo posto con l’EPFL di Losanna, e paesi in forte crescita come Singapore, Hong Kong, la Corea del Sud. La presenza di una università italiana tra le prime dieci e di ben altre cinque università nella classifica delle top 100 dimostra come il sistema universitario, nonostante le difficoltà, sia in grado di far crescere realtà giovani e dinamiche, che molto possono fare per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Mi piace riprendere la dichiarazione di Phil Baty, Times Higher Education rankings editor, secondo il quale ‘è significativo che l’Italia, che vanta alcune delle università più antiche al mondo, sia così ben rappresentata nel ranking delle università fondate negli ultimi 50 anni’. Un segnale di vitalità che ben fa sperare sul futuro del Paese e che dimostra come l’investimento in formazione e ricerca nelle migliori realtà italiane – conclude il rettore – possa essere un percorso per migliorare il panorama universitario italiano”. (red)