Quando Antonio Gramsci inizia a scrivere i suoi appunti su quelli che diventeranno i Quaderni del carcere, il suo sguardo verso la realtà politica di allora era cambiato profondamente. Imprigionato in un Paese dove il regime fascista si era ormai consolidato, Gramsci si ritrova isolato (dai nemici e dagli amici), ma riesce comunque a portare a termine il capolavoro della sua vita: trasformare la solitudine forzata in una visione sistematica, che potesse contenere e arginare non solo la terribile esperienza carceraria, ma anche l’esigenza di continuare e ripensare una nuova lotta rivoluzionaria. Uno sforzo di resistenza intellettuale, il metodo che Gramsci sceglie per rimanere in contatto con il mondo esterno, für ewig, per l’eternità. E l’eredità gramsciana è da allora nelle mani di tutti, patrimonio culturale per molti (più all’estero che in Italia a dire il vero), e continuo stimolo critico. Seguendo Gramsci, ma andando oltre, perché nel frattempo sfide e prospettive sono, per forza di cose, cambiate: qui si inserisce il lavoro del Centro Gramsci di Educazione, che da più di 20 anni cerca di proseguire l’esempio politico e morale dell’intellettuale sardo, ma nella complessa ed evoluta realtà della società contemporanea.
UN FRONTE CULTURALE – “La politica di massa ha avuto un lento declino dovuto alla tendenza degli intellettuali di isolarsi rifugiandosi in un linguaggio astratto e oscuro” mentre “i rigurgiti fascisti di oggi richiedono l’urgente formazione di un fronte democratico culturale” ha detto Piero De Sanctis, nel Consiglio del Centro Gramsci, durante la riunione preparatoria in vista del convegno nazionale del 21 giugno. Un incontro che sarà dedicato al rapporto tra cultura e politica di massa e che dovrà confrontarsi con le grandi sfide di oggi, a partire dalla scollatura evidente tra politica e società civile.
ANTIPARLAMENTO – Un convegno importante perché “parlare del ruolo della classe operaia in un contesto nel quale tutti ci dicono che sta scomparendo è sicuramente ambizioso” ha spiegato Maurizio Ceccio, anche lui del Centro Gramsci, che lancia l’idea di riprendere oggi quello che Gramsci propose nel 1924 dopo l’assassinio Matteotti: “un anti Parlamento che avesse le stesse funzioni del Parlamento ma che fosse in grado di rappresentare le istanze del popolo in un momento di crisi”. Avviare, quindi, un’azione volta a riempire il gap tra forze politiche e società civile, “svolgendo da una parte un ruolo d’avanguardia nelle stanze del potere” – e qui Ceccio si rivolge direttamente al senatore Giovanni Barozzino, vicepresidente del Centro Gramsci – e dall’altra “mobilitando attivamente le forze sociali”.
I TEMI DA AFFRONTARE – Sul tavolo il prossimo 21 giugno ci saranno anche i temi della crisi economica (“Dobbiamo riflettere sul fatto che i popoli europei si trovano in una morsa che stringe loro il collo, in una crisi i cui tempi si sono allungati e divenuti impossibili a digerirsi” ha tuonato Maurizio Nocera, anche lui consigliere del Centro) e delle prospettive per le nuove generazioni. E poi il ruolo dell’intellettuale oggi, la questione meridionale e la rinascita di una cultura socialista. Il tutto a 79 anni dalla morte di Gramsci, a 71 dalla liberazione dell’Italia dal nazifascismo e a 70 dal diritto di voto delle donne. La posta in gioco è di quelle che aprono una nuova epoca o respingono verso la prigione del passato. (Sip – 11 apr)