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Intercettazioni
senza confini

it@withub.it by it@withub.it
13 Aprile 2016
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(13 aprile 2016) Per le intercettazioni si è dimesso il presidente del Guatemala Otto Perez Molina, che scambiava tangenti con dazi doganali.

Si è dimesso l’amministratore delegato di United Airlines, che aveva aperto una rotta aerea solo per consentire al presidente dell’autorità dei trasporti di New York di trascorrere i fine settimana nella sua casa di campagna.

Si è dimesso il primo ministro macedone, ascoltato mentre parlava di un piano per truccare le elezioni.

Si è dimesso il presidente del parlamento polacco, che quando era ministro degli esteri fu registrato mentre paragonava al sesso orale l’alleanza della Polonia con gli Stati Uniti.

Non si è dimesso invece il presidente turco Erdogan, ma forse avrebbe dovuto farlo perché fu intercettato mentre chiedeva al figlio di far sparire in fretta e furia alcune decine di milioni di dollari.

Tempo fa la compagnia telefonica Vodafone, la seconda più grande al mondo, ha diffuso un documento di 90 pagine sul controllo delle comunicazioni da parte dei governi dei 29 paesi in cui opera.

Vodafone scrive che i governi e le loro agenzie di sorveglianza sono in grado di ascoltare o registrare ogni conversazione e, in certi casi, anche localizzare i clienti di tutte le compagnie telefoniche.

In sei dei paesi in cui opera Vodafone, peraltro, la legge obbliga le società telefoniche a fornire ai governi un accesso diretto e continuo alle comunicazioni dei loro clienti: Vodafone non specifica quali siano questi 6 paesi, per evitare ritorsioni. Ma non è detto che siano tutte dittature.

Come si è saputo grazie al Datagate, decine di milioni di cittadini americani ed europei sono regolarmente intercettati senza essere sospettati di nulla.

Ed è chiaro che se la sorveglianza è continua e di massa, diventa superfluo chiedere mandati e autorizzazioni giudiziarie, che invece in Italia – a differenza che altrove – continuano a essere indispensabili.

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