A meno di tre giorni dal Trivelle-Day, si infiamma il dibattito sul referendum che punta ad abolire la possibilità di rinnovo delle concessioni per gli impianti di estrazione di gas e petrolio entro i 12 chilometri dalle coste italiane. E mentre la società civile organizzata si mobilita per il sì, e soprattutto per la partecipazione al voto, dal governo continuano ad arrivare messaggi di invito all’astensione. Scelta adottata perfino dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in una intervista a Repubblica aveva detto: “Trovo persuasivi gli argomenti sull’inconsistenza e pretestuosità di questa iniziativa referendaria”. Una presa di posizione, da parte di una personalità tanto influente dal punto di vista istituzionale, che era destinata a prescindere a far discutere, e così è stato, ma che non è stata l’unica.
DELLA VEDOVA. Decisamente contrario si è detto per esempio Benedetto Della Vedova, ovvero un sottosegretario del governo, per il quale con la battaglia per il referendum “si è riproposto un ambientalismo ideologico e manicheo, un po’ ipocrita: l’Italia sta facendo tutto quello che è necessario per partecipare alle discussioni e implementare le decisioni rispetto alla diminuzione degli idrocarburi. Non c’è nessuna fonte di energia a impatto zero, anche l’idrogeologico ha un impatto forte sul territorio e di rischi enorme, come ha dimostrato la tragedia del Vajont. E se non tiriamo fuori quel po’ di petrolio dall’Adriatico, lo prenderemo con le petroliere”. Della Vedova ne fa una questione di sicurezza nazionale e di crescita economica (“Se avessimo a cuore la sicurezza nazionale, sapremmo che un pezzo di essa è la sicurezza energetica. Per quanto riguarda la crescita, noi siamo un Paese che investe a 360° sull’energia, e non solo con l’Eni, e invece diciamo che in Italia non si può investire?”) e legittima l’astensionismo: “E lo dico da referendario non pentito, perché in questi 20 anni ci hanno imposto il gioco con queste regole: il sì oppure l’astensione. E ci è stato imposto dalla sinistra, dal centro, dalla destra, dalla Chiesa cattolica, a seconda del tema del referendum”.
WWF. Intanto in piazza del Pantheon, a pochi metri dal Senato della Repubblica, è andato in scena un flash mob del WWF, invece naturalmente a favore del SI’. “Il Paese è stato trascinato ad un confronto referendario che si poteva evitare, su una norma furbesca che andava corretta, e che, se sopravviverà dopo il referendum del 17 aprile, porterà ad una procedura d’infrazione della Commissione europea, che chiede tempi certi sulla durata delle concessioni, solo perché il Governo e il Parlamento hanno deciso di avallare la richiesta delle aziende estrattive che così potranno artificiosamente prolungare artificiosamente la vita di relitti industriali – spiega in Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia – Invitiamo i cittadini ad andare a votare sì, perché è importante manifestare la propria opinione: l’invito all’astensione è qualcosa di assurdo per un Paese chiamato a pronunciarsi”. (Sis – 14 apr)