Il quorum non è stato raggiunto: al referendum sulle trivelle di domenica 17 aprile ha votato il 32,15% degli elettori. Che l’obiettivo quorum fosse ormai un miraggio era chiaro già alle 19 di ieri: a quell’ora aveva partecipato il 23,48%. “Il governo non si annovera tra i vincitori. I vincitori sono gli ingegneri e gli operai, lavoratori delle piattaforme” ha commentato a caldo il premier Matteo Renzi, che però esprime “massimo rispetto per tutti gli italiani andati al voto, comunque essi abbiano votato”. Il messaggio, ha sottolineato Renzi, è che “la demagogia non paga”. E poi l’appello: “Ora mettiamo la parola fine alle polemiche, rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci tutti insieme a lavoro perché l’Italia torni a fare l’Italia anche nel settore delle energie rinnovabili”. “Risultati ottimi. I lavoratori hanno vinto, qualche consigliere regionale ha perso. Adesso al lavoro per un’Italia più forte” ha scritto poi Renzi su Facebook. Ma le polemiche non si sono fatte attendere.
EMILIANO: SMANTELLARE PIATTAFORME INUTILIZZATE “Io non faccio battaglie contro Renzi anche perché Renzi è il presidente del Consiglio e ho il dovere di leale collaborazione come scritto nella Costituzione, quindi il presidente può contare su di me, ovviamente deve evitare di fare favori a lobby soprattutto quelle pericolose per l’ambiente, perché in quel caso sarebbe mio dovere…”. Lo afferma il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, su Radio 24. E annuncia che la battaglia non si ferma: “Dobbiamo smontare tutte, più di 30, piattaforme inutilizzate, che erano il vero oggetto del referendum di ieri. Si è eliminato il termine massimo di estrazione perché si voleva consentire alle aziende petrolifere di tenere in mare senza limite queste piattaforme senza spendere il miliardo di euro che serve a smontarle. Noi pretenderemo che vengano smontate”.
BRUNETTA (FI): RENZI HA POCO DA STARE SERENO Nell’ultimo referendum confermativo, svoltosi nel 2006 sulla riforma della Costituzione del governo Berlusconi, “parteciparono al voto poco più di 26 milioni di aventi diritto, il 52,46% del corpo elettorale. Vinse il ‘no’ con 15.783.269 voti (il 61,29%), mentre i ‘sì’ raccolsero 9.970.513 preferenze (il 38,71%). Al referendum sulle trivelle di ieri (abrogativo, con quorum), considerando anche una campagna mediatica senza precedenti del presidente del Consiglio Renzi che ha invitato all’astensione, la quasi totalità dei votanti molto probabilmente voterà ‘no’ al referendum confermativo di ottobre (Sel, Sinistra italiana, Movimento 5 stelle, minoranza Pd, tutto il centrodestra). I votanti di ieri sono per la stragrande maggioranza contro il premier e contro il governo Renzi”. Lo dichiara Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. E aggiunge: “Al referendum sulle trivelle hanno votato (risultato finale delle ore 23) 15.806.788, pari al 31,19%: praticamente lo stesso numero di elettori che nel 2006 disse ‘no’ alla riforma Berlusconi. Abbiamo uno zoccolo duro di quasi 16 milioni di cittadini, tutti potenziali voti contro Renzi al referendum costituzionale, quello della vita per il segretario-premier (per un risultato simile a quello del 2006, vale a dire un 60% di ‘no’ e un 40% di ‘sì’). Si parte da qui, da questa partecipazione, da questa disobbedienza, per costruire la vittoria del ‘no’ ad ottobre. Renzi ha conseguito dunque una vittoria di Pirro, e ha davvero poco da stare sereno”.
COMITATO VOTA SI’: UNA VITTORIA FAR PARLARE IL PAESE DELLE SCELTE ENERGETICHE DEL GOVERNO “Il Comitato VOTA SI’ – come si legge in una nota – ringrazia i milioni di italiani che sono andati a votare sul Referendum sulle trivelle promosso da 9 Regioni italiane e che hanno espresso la loro opinione sulle politiche energetiche del Paese. Va ricordato che il Governo ha già fatto marcia indietro rispetto allo Sblocca Italia intervenendo nella scorsa Legge di Stabilità per recepire gli altri cinque quesiti del Referendum. Questa è stata una grande vittoria di tutti i comitati e delle associazioni che hanno realizzato questo importante risultato. Nonostante la campagna di informazione sul Referendum sia stata ostacolata in tutti i modi, nonostante i continui appelli all’astensione da parte del Premier Matteo Renzi, questa campagna referendaria ha acceso un riflettore sulle lobby del petrolio in Italia e sulle scelte energetiche del Paese, e da qui non si potrà più tornare indietro. Il Referendum – continua la nota – è una vittoria delle migliaia di cittadini che si sono mobilitati nel corso della campagna con centinaia di iniziative in tutta Italia, con la convinzione che il governo debba abbandonare le fonti fossili e investire da subito in una nuova politica energetica fatta di energie rinnovabili e di efficienza energetica. Grazie a questo Referendum finalmente si è imposto nel dibattito pubblico il tema energetico e gli italiani hanno potuto far sentire la loro voce. Il prossimo appuntamento in cui si parlerà di energia e di cambiamenti climatici è il 22 aprile, quando a New York anche il nostro governo sarà chiamato insieme a Paesi di tutto il mondo a ratificare gli impegni della Conferenza del Clima di Parigi per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5°C azzerando le emissioni da carbone, petrolio e gas entro la metà del secolo. Parigi sigla comunque la fine dell’era dei combustibili fossili per raggiungere l’obiettivo del 100 per cento di rinnovabili entro il 2050. Questo Referendum è il passo più importante fatto da tutti i cittadini italiani in questa direzione e noi con loro continueremo”.
(18 apr – red)