Roma, 21 apr – L’impulso dato dalle rinnovabili sta cambiando radicalmente un settore energetico maturo come quello europeo, con una mutazione tecnologica e strategica delle utility e con nuovi modelli di business e di consumo. Allo stesso tempo ha fatto crescere le aziende italiane che ora stanno investendo sempre più sui mercati emergenti. È, in sintesi, il quadro tracciato nella nuova edizione del Rapporto annuale di Irex (think tank italiano di riferimento per l’industria delle energie rinnovabili). Nel 2015 si sono registrate 140 operazioni, che hanno dato luogo ad investimenti per 9,9 miliardi di euro, pari a 6.231 MW, +31,5% rispetto al 2014. La crescita esterna – per esempio acquisizioni – ha superato quella per linee interne, contando per il 53% del totale. Nuovi impianti e progetti hanno fatto segnare 2.402 MW e 3,77 miliardi di investimenti, con due terzi delle operazioni avvenute all’estero. Al contrario, le operazioni straordinarie si sono focalizzate per il 75% sul mercato domestico; il 51% sono state acquisizioni. I primi dieci player per potenza in Italia hanno effettuato il 46% degli investimenti, con il 51% della potenza. Le operazioni estere sono il 46%, con 2.961 MW censiti, soprattutto di impianti eolici, e sono localizzate in larga parte in Centro-Sud America (28% per 1.604 MW di potenza) e in Africa (20%, con 1.357 MW), mentre l’Europa appare stabile. Lo studio si focalizza su alcuni dei Paesi più promettenti: tra questi Brasile, Cile, Perù, Stati Uniti, Messico, Marocco, Egitto, India, Giappone e Turchia.
