(26 aprile 2016) Assicurare l’allattamento al seno, incoraggiare l’uso di cibi locali, favorire la relazione madre/figlio. Sono alcune delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Infant Feeding in Emergencies (Ife) per garantire un’adeguata alimentazione dei lattanti e dei bambini durante le emergenze umanitarie, che l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù ha sintetizzato in 10 punti chiave alla luce della grande esperienza clinica sul fronte della nutrizione con latte materno e di quella maturata in campo internazionale, in occasione del corso per la formazione degli operatori sanitari promosso in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e che si tiene oggi e domani nel nosocomio romano. I gruppi maggiormente a rischio di malattia e di morte in caso di eventi drammatici (conflitti, catastrofi ambientali, migrazioni di massa) sono i lattanti, i bambini al di sotto dei due anni d’età e le donne in gravidanza. Hanno bisogni specifici a cui gli operatori sanitari dovranno rispondere presto e con strategie appropriate. Gli operatori umanitari dovranno assicurare l’avvio e il mantenimento dell’allattamento al seno esclusivo (solo con latte materno) fino al sesto mese di vita e comunque le poppate frequenti fino a due anni e oltre. Quasi il 95% dei decessi di neonati e bambini nelle emergenze è dovuto a diarrea causata dall’acqua contaminata e dalle scarse condizioni igieniche. In tal senso l’allattamento al seno offre un’eccellente fonte di nutrimento ed è la prima misura di prevenzione, sia perché non necessita di alcun ausilio che possa essere contaminato, sia perché è ricco degli anticorpi prodotti dalla madre per difendere il lattante dai germi presenti nell’ambiente. Nel caso in cui la madre non sia reperibile, vanno considerate modalità alternative per assicurare l’allattamento al seno (per esempio l’individuazione di balie) o un’alimentazione sicura con sostituti del latte materno che andranno preparati e conservati correttamente e somministrati preferibilmente tramite tazzina. Va scoraggiato l’uso di biberon, tettarelle e succhiotti per ridurre il rischio di contaminazione in relazione alle precarie condizioni igienico sanitarie. Le madri che allattano il proprio bambino anche con aggiunta di latte di formula o che hanno interrotto da poco l’allattamento, vanno incoraggiate a riprendere l’allattamento al seno. Si raccomanda inoltre di creare ambienti in cui le madri possano occuparsi e accudire il loro bambino: attraverso il mantenimento della relazione e il contatto con il bambino, il corpo materno è in grado di garantire l’adeguata offerta di latte sia in termini di quantità e che di qualità. (Red)