Le start up innovative italiane sono 5.051 nel 2015, di cui il 75% opera nel settore dei servizi e solo il 15% si occupa di ricerca e sviluppo. Più che raddoppiate negli ultimi 4 anni quelle che operano nel settore delle scienze della vita: sono ancora una percentuale ridotta anche se brevettano più degli altri settori. E’ quanto emerge da uno studio realizzato da I-Com, Istituto per la Competitività, presentato in occasione del lancio del progetto Hi Future! di Janssen che ha l’obiettivo di favorire il dialogo tra il mondo della sanità e quello dei giovani. L’analisi ha messo in luce come la formazione di start-up abbia sperimentato una crescita esponenziale negli ultimi sette anni, passando dai soli 3 nuovi ingressi del 2009 agli oltre 1.800 del 2015, facendo sì che oggi siano oltre 5000 di cui il 75% opera nel settore dei servizi, occupandosi principalmente di consulenza informatica (30%) e nel 15% dei casi di ricerca e sviluppo. Seguono servizi di informazione e attività degli studi di architettura e ingegneria. Quasi la metà sono concentrate in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Veneto; tuttavia se si considera il numero pro-capite, le prime per densità sono il Trentino Alto Adige e le Marche dove per 100.000 imprese sono rispettivamente 216 e 202 le start-up.
LAZIO E TRENTINO ALTO ADIGE SONO LE REGIONI PIÙ ATTIVE Lazio e Trentino Alto Adige sono, alla luce della ricerca, le “Best Performers” ovvero le regioni più attive e caratterizzate da un elevato numero di start-up innovative e da tassi di mortalità relativamente bassi. Lo studio mostra come il tasso d’ingresso trimestrale di nuove imprese innovative, assestatosi in genere intorno al 15%, nell’ultimo periodo sia calato intorno al 10%; il tasso di mortalità, sebbene positivo, appare sempre decisamente inferiore al tasso d’ingresso. Interessanti sono invece le differenze geografiche: i tassi d’ingresso di start up innovative sono significativamente più alti al Sud rispetto alle regioni centro settentrionali; i tassi di mortalità che in passato sono stati mediamente più elevati al Sud, ora sono più contenuti rispetto al dato nazionale. (red – 3 mag)