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La nuova bomba
demografica

it@withub.it by it@withub.it
9 Maggio 2016
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(9 maggio 2016) Qualche appello, qualche scoraggiante sondaggio, qualche iperbole per esorcizzare la possibile uscita della Gran Bretagna, decisione che secondo Cameron potrebbe addirittura portare a nuove guerre. Così, mestamente, si è celebrata oggi la Festa dell’Europa, che ogni 9 maggio ricorda la storica dichiarazione con cui Robert Schuman, nel 1950, propose la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, embrione di quella che poi sarebbe diventata l’Unione europea.

Questa mattina Ilvo Diamanti su Repubblica ci ha spiegato, dati alla mano, che di questa Unione la maggioranza dei cittadini europei farebbe volentieri a meno. Coloro che insistono a rivendicare frontiere aperte sono ormai una minoranza limitata. L’unica buona notizia è che questa gran voglia di innalzare muri e sigillare confini non ha ancora contagiato i giovani, che conservano la loro fiducia nell’Unione e nelle sue frontiere aperte.

Ma anche i giovani chiedono politiche adeguate a fronteggiare quella che si prospetta come la grande emergenza demografica del 21esimo secolo, cioè la fuga di massa dal Sud del mondo alimentata da guerre, persecuzioni e povertà. Alla fine del 2015 si contavano oltre 60 milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case.

Il demografo Giancarlo Blangiardo ha calcolato che tra oggi e il 2036 nei paesi più poveri – per lo più localizzati nell’Africa Sub-sahariana – ci saranno 400 milioni di abitanti in più, di cui 166 milioni di giovani adulti. Ciò significa che, da subito, nel profondo Sud del Mondo sarebbe necessario creare mediamente circa 9 milioni di posti di lavoro in più ogni anno solo per assorbire l’offerta aggiuntiva derivante dalla crescita demografica. Un insuccesso non potrà che produrre nuovi candidati a un’emigrazione dettata dal bisogno di sopravvivere. Aumentando le risorse per la cooperazione allo sviluppo, l’Italia sta dunque aiutando anche se stessa.

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