La mission militare italiana, ovviamente nel quadro internazionale, contro “la minaccia di instabilità che viene dalle crisi” di Siria, Libia e Iraq continua a dare progressivi risultati in termini di stabilità, anche se “la situazione è ancora molto seria e comporta minacce terroristiche, rischio di fallimento di interi Stati, fenomeni migratori incontrollati”. I ministri Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti fanno il punto in audizione, premettendo che “dobbiamo essere consapevoli che il migration compact (proposto dall’Italia, ndr) non ha risolto tutti i nostri problemi”. L’avanzata dell’Isis per il momento sembra fortemente ridotta, spiega Gentiloni: “L’offensiva di Daesh ha raggiunto il suo apice nell’autunno del 2014 e nonostante qualche vittoria anche l’anno scorso complessivamente ora subisce molto pesantemente la pressione della coalizione internazionale. Oggi sono sotto pressione alcune città simbolo di Daesh, da Falluja in Iraq a Raqqa in Siria”. E Pinotti conferma: “L’Isis aveva occupato il 30% del territorio della Siria e dell’Iraq, attualmente sono al 15%, quindi significa che il 15% è stato riconquistato. Inoltre è in corso la ripresa di Falluja e si sta preparando quella di Mosul, che sarà la svolta decisiva”. Il problema semmai è l’Afghanistan: “Lì le nuove difficoltà derivano proprio dalle nuove infiltrazioni dello Stato islamico” spiega la titolare della Difesa.
SIRIA, SITUAZIONE UMANITARIA DRAMMATICA – Detto questo però, Gentiloni non nasconde che in Siria “la situazione sul piano umanitario è assolutamente drammatica: ci sono ancora una ventina di città in cui non è consentito l’accesso a convogli umanitari. 16 di queste città sono controllate dal regime, tre dai ribelli e una da Daesh. La comunità internazionale ha deciso che il proseguo di questo stato avrebbe portato al lancio aereo di convoglio, ma è un impegno molto difficile”.
PICCOLI PASSI IN LIBIA – In Libia invece “si continuano a fare dei piccoli passi verso l’insediamento del governo del primo ministro Serraj, ma si tratta pur sempre di piccoli passi: 8 ministeri hanno iniziato a funzionare a Tripoli, anche se manca la validazione del Parlamento, ci sono molti incontri bilaterali. Da Sirte sono fuggite 20mila persone ma sono in calo: la città non è ancora liberata, ma non si sta verificando l’insediamento di Daesh in Libia. Ora occorrerebbe fare un passo più significativo, un riconoscimento ufficiale reciproco tra il capo dell’apparato militare Haftar e il governo di Serraj”. Un passaggio infine anche sull’immigrazione, e sul tanto criticato accordo con la Turchia: “Funzionerà? Per adesso l’accordo tiene e non ci sono state conseguenze sui flussi: non abbiamo registrato arrivi di siriani e pakistani”. (Sis – 8 giu)