“La sentenza della Cassazione sul licenziamento dei dipendenti pubblici ci dice che quell’articolo 18 che né Giugni né Brodolini avevano inserito nello Statuto dei lavoratori continua a vivere e a dispiegare i suoi effetti negativi sulla produttività del lavoro e sulla attitudine ad assumere. Da un lato si ripropone l’esigenza di un diritto unico del lavoro in modo che anche la Pubblica amministrazione si comporti da “buon datore di lavoro” senza l’alibi della specialità. Dall’altro, dovremmo completare il percorso di riforma finalmente assumendo anche in Italia quel diritto europeo che in nessun paese ipotizza il reintegro obbligatorio come ancora da noi esiste anche dopo il jobs act. E non parlo del licenziamento discriminatorio che ovviamente si deve considerare nullo, come se non vi sia stato”. Lo dichiara Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato. (9 giu – red)