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“Vado a Lecce”
con Franco Ungaro

it@withub.it by it@withub.it
10 Giugno 2016
in Archivio speciali - Libri
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“VADO A LECCE” CON FRANCO UNGARO

L’ultima avventura letteraria di Franco Ungaro prosegue, dopo “Lecce sbarocca”, lungo il solco della narrazione urbana. Con “Vado a Lecce. Artisti storici e scrittori in giro per la città” (Kurumuny) ha raccolto e selezionato testi di oltre quaranta autori, salentini e non, che dagli anni Quaranta a oggi hanno raccontato Lecce attraverso parole, canzoni e poesie, articoli e saggi. Come scrive Massimo Bray nella prefazione “la multiforme raccolta di Ungaro non si limita certo a questo: mescola generi e lingue diverse – marble floor e marble stairs sono ciò che colpisce l’immaginazione di Lee Ranaldo in Lecce, Leaving, mentre il grande tenore Tito Schipa canta in salentino la sua Lecce gentile e beddha come un vero e proprio paradisu ’nterra – e ci offre allo stesso tempo un affresco della città che narra sé stessa attraverso i suoi artisti, scrittori, giornalisti e poeti, e un mosaico di impressioni fugaci, emozioni, meditazioni scaturite dalla penna dei viaggiatori che l’hanno visitata”. L’affresco che ne viene fuori è di una città che incanta e sorprende, emoziona e ammalia, come pure di una città che, non di più e non di meno di altre città, nasconde colpe inconfessate, limiti e contraddizioni. C’è la Lecce affascinante dell’oro e della pietra barocca che aveva sorpreso Cesare Brandi, Guido Piovene, Mario Praz, ma anche Raffaele Nigro, Ferdinando Boero, Roberto Cotroneo e quella poeticamente crepuscolare di Vittorio Bodini, Ercole Ugo D’Andrea, Fernando Manno e Antonio Errico. C’è chi racconta il passaggio dalla città povera e contadina degli anni Quaranta (Bianciardi) e Cinquanta (Anna Maria Ortese, Rina Durante) a quella gaudente degli anni Ottanta con i prodromi della movida perenne di Armando Tango, Osvaldo Piliego, da quella visceralmente irrequieta e febbricitante di Raffaele Gorgoni, Edoardo De Candia, Tonino Caputo a quella ‘patafisica’, strampalata di Nonciclopedia o alla Lecce innevata di Bjorn Larsson. C’è Lecce vista con gli occhi e il cuore di Moustapha Wissam, migrante dal Libano. C’è la Lecce degli innamorati ciechi (Tito Schipa) e quella degli innamorati esigenti (Vittorio Pagano, Claudia Ruggeri), autori per i quali la geografia si fa poesia, atlante dei sentimenti. Lecce viene raccontata in auto da Giorgio Caproni, in bicicletta con gli strani incontri di Bruno Brancher, a piedi da Antonio L. Verri, da una moto come fa il rapper Aban oppure da un treno in partenza (Mario Perrotta) o infine davanti alla plancia gialla attaccata sul treno Milano-Lecce che Roland Barthes osserva nella stazione meneghina. Luoghi, personaggi, caratteri, storie e microstorie narrate da punti di vista, ispirazioni e prospettive diverse con dettagli, curiosità e qualità letterarie diverse. “Vado a Lecce” è infine un invito a custodire la memoria e la bellezza della città, un invito ai cittadini, leccesi e non, a scrivere altri e nuovi racconti della città con le proprie immagini e impressioni, con il proprio stile e punto di vista per un progetto artistico e letterario che può e deve diventare condiviso e partecipato attraverso il coinvolgimento di nuovi attori. Franco Ungaro è stato sino al marzo 2015 direttore dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce. Ha fondato l’Accademia Mediterranea dell’Attore (www.accademiaama.it) e da qualche mese è direttore artistico del Teatro San Domenico di Crema. Oltre a numerosi articoli in quotidiani e riviste nazionali e internazionali ha pubblicato “Dimettersi dal Sud” (Laterza 2006), “Lecce sbarocca” (Besa editrice 2011).

 

 

“COME IL VOLO DI UN COLIBRI’” DI GIOVANNA GRIGNAFFINI

Una grande casa avvolta nel silenzio dei boschi dell’Appenino emiliano e cinque persone, le cui vite vengono trascinate dalla storia misteriosa e drammatica di una grande attrice del secolo scorso, Marilyn Monroe. Il progetto comune di realizzare un film su Marylin si trasforma in un’occasione per un’indagine su una donna imprigionata nel ruolo di simbolo, mito o icona. Questa la trama di “Come il volo di un colibrì” di Giovanna Grignaffini (Bompiani). Attraverso una scrittura musicale ricca di punti di vista diversi emergono le testimonianze, le prove, le dicerie ma anche le parole in prima persona di Marilyn Monroe. Eppure tutto questo non basta, la verità sembra allontanarsi e perdersi in un gioco di specchi, fatto di congetture e calcoli. E allora, che fare? Tornare a sognare, forse. E lasciare aperta la possibilità di esprimere ancora un desiderio quando muore una stella. Un finale sorprendente: quello che forse tutti avremmo desiderato per Marylin. Un finale che rilancia una domanda irriverente: e se fosse proprio questa la vera storia di Marilyn Monroe? In fondo, ce lo ricorda costantemente il colibrì che si può talvolta volare all’indietro. Giovanna Grignaffini è nata a Fontanellato (PR) nel 1949 e vive a Bologna. Laureata in Filosofia, per molti anni ha insegnato teoria e storia del cinema presso il corso di laurea Dams dell’Università di Bologna. Eletta in Parlamento, dal 1994 al 2006 ha fatto parte della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Ha pubblicato numerosi saggi e volumi relativi al cinema e alla teoria dei media, tra cui: Signore e signori il cinematografo. La nascita del cinema e il suo mito (Marsilio); La scena madre. Scritti sul cinema (Bup). Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo: Però un paese ci vuole (La Lepre Edizioni).

 

L’EUROPA E LA GUERRA, L’OPINIONE DI 4 VOCI AUTOREVOLI

Dopo il ’45 è sembrato che l’Europa riuscisse a mettere fuori gioco la guerra, sconfessando così gran parte del suo stesso passato. Ora però essa è nuovamente circondata da una conflittualità minacciosa, e per le nostre democrazie si sta forse annunciando un appuntamento fatale con la storia: un appuntamento nel quale mille indizi sembrano indicare che la guerra possa tornare d’attualità. Ma l’Europa saprà ritrovarne le categorie culturali, prima ancora che le armi? Provenienti dal mondo della storia, della geopolitica, della filosofia e della letteratura, quattro autorevoli voci fanno i conti con l’evoluzione dell’atteggiamento europeo sulla guerra. Questi i temi affrontati nel volume “Senza la guerra” (Il Mulino) di Massimo Cacciari, Lucio Caracciolo, Ernesto Galli della Loggia, Elisabetta Rasy. Massimo Cacciari ha pubblicato per il Mulino “Io sono il Signore Dio tuo” (con P. Coda, 2010) e “Ama il prossimo tuo” (con E. Bianchi, 2011). Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di «Limes», ha pubblicato fra l’altro “America vs America” (Laterza, 2011). Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato per il Mulino “L’identità italiana” (nuova ed. 2010), “Tre giorni nella storia d’Italia” (2010) e “Europa perduta?” (con G. Amato, 2014). Elisabetta Rasy, giornalista e scrittrice, è autrice di numerosi saggi e romanzi; l’ultimo è “Non esistono cose lontane” (Mondadori, 2014).

 

 

 

ENRICO BRIZZI RACCONTA GLI ASSI DEL CALCIO IN CAMICIA NERA

Roma, 10 giu – Due mondiali vinti e una medaglia d’oro nell’Olimpiade del 1936. Campioni indimenticabili come Schiavio e Orsi, Meazza e Piola. Con l’abilità dello scrittore e la passione del tifoso, in “Vincere o morire. Gli assi del calcio in camicia nera 1926-1938” (Laterza) Enrico Brizzi racconta gli anni in cui il calcio divenne un affare di stato. A partire dal 1926, la storia del calcio italiano e quella del regime s’intrecciano in maniera indissolubile: il ras romagnolo Leandro Arpinati diventa il dominus di uno sport che esce dal suo periodo pionieristico e assurge a passione nazionale. Sono stagioni trionfali per il Torino del “Trio delle meraviglie” e per la Juventus del “Quinquennio d’oro”, per l’Ambrosiana di Meazza e per il Bologna “che tremare il mondo fa”; sono gli anni della Roma ‘testaccina’ e della Lazio di Silvio Piola, protagoniste di derby infuocati e determinate a portare il primo scudetto nella capitale. A marcare l’epica del calcio italiano arrivano, sollecitati con forza dalla dittatura, i grandi trionfi degli Azzurri: i titoli mondiali del 1934 e del 1938, e quello olimpico ottenuto nel 1936. Pozzo e Schiavio, Baloncieri e Ferraris IV, Cesarini e Borel diventano in queste pagine personaggi a tutto tondo, e intrecciano i loro destini con quelli di gerarchi, dame, attrici e intellettuali dell’epoca – da D’Annunzio a Malaparte, da Emilio Lussu a Carlo Rosselli. Un affresco che fa rivivere, tra fasti e contraddizioni, il fatale inclinarsi di una società conformista verso il disastro della seconda guerra mondiale. Enrico Brizzi, bolognese classe 1974, si è fatto conoscere giovanissimo col romanzo d’esordio Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994), seguito da Bastogne (1996) e Tre ragazzi immaginari (1998). In tempi più recenti, la pratica dei viaggi a piedi gli ha ispirato la trilogia composta da Nessuno lo saprà (2005), Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro (2007) e Gli Psicoatleti (2011). Il viaggio compiuto dall’Alto Adige alla Sicilia in occasione dei centocinquanta anni dell’Unità nazionale è oggetto del film Italica 150 (2011). Con L’inattesa piega degli eventi (2008), La nostra guerra (2009) e Lorenzo Pellegrini e le donne (2012), Brizzi ha invece dato vita a un vero e proprio “mondo alternativo”, dove il nostro Paese è uscito vittorioso dalla seconda guerra mondiale. I suoi libri di più recente pubblicazione sono Di furore e lealtà (2014), biografia del ciclista Vincenzo Nibali scritta con il campione siciliano, e Il matrimonio di mio fratello (2015).

 

 

 “LA VEDOVA” DI FIONA BARTON

Lo hanno visto tutti, il mostro, sbattuto in tv e sulle prime pagine dei giornali. Era accusato di un crimine raccapricciante, ma adesso che è morto, la verità finirà sepolta con lui. A meno che Jean, la vedova, la moglie devota che gli è sempre stata a fianco in tribunale, non si decida a parlare. A meno che Jean alla fine non decida di raccontare la sua storia. “La vedova” di Fiona Barton, in uscita a metà giugno per Einaudi (traduzione di Carla Palmieri). Fiona si è occupata di cronaca per il “Daily Mail”, il “Telegraph” e il “Mail on Sunday”. Attualmente vive con il marito nel Sud della Francia. “La vedova” è in corso di pubblicazione in 30 paesi e ne verrà anche tratta una serie tv.

 

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