“Il punto su cui oggi in molti dibattono riguarda il rapporto fra la scelta di accentrare le competenze a favore dello Stato operata nel Titolo V della parte II della Costituzione e quella di introdurre nella parte I un Senato delle Regioni e degli Enti locali, superando un limite che neanche la riforma del 2001 con il suo spirito regionalista aveva varcato. Com’è noto, il campo è caratterizzato da diverse opinioni”. Lo dice il presidente del Senato Pietro Grasso, nel suo intervento alla presentazione del Rapporto sulle Regioni in Italia 2015. “Da una parte – spiega Grasso – si evidenzia la complementarietà fra la revisione del titolo V e quella del bicameralismo paritario nel senso che il sacrificio richiesto alle Regioni sul piano delle competenze legislative sarebbe compensato dal riconoscimento di una rappresentanza al centro, nel Senato. Dall’altra parte, si sostiene invece che i due processi sarebbero fra di loro incoerenti perché un Senato delle Regioni è poco utile in un sistema a moderato decentramento. Io non intendo esprimermi sulla scelta, che è ora affidata ai cittadini, ma vorrei notare che queste valutazioni sono difficili da effettuare sulla carta. L’esperienza dimostra che l’attuazione dei riparti di competenza dipende dalle tendenze concrete della legislazione, dalla sinergia fra il legislatore statale e regionale e delle opzioni della Corte costituzionale, alla quale spetta la difficile opera di marcare i confini fra le diverse materie”.
ULTERIORI INTERVENTI – Secondo Grasso “più in generale i principali obiettivi della riforma, la razionalizzazione del procedimento legislativo e la funzione di raccordo fra lo Stato e gli enti territoriali del nuovo Senato, richiederanno, in caso di positivo esito della consultazione referendaria, un ulteriore intervento per definire in modo lineare il rapporto del Senato con il sistema delle Conferenze, per evitare che la composizione degli interessi di Stato, Regioni ed enti locali sia affidata in modo confuso a più sedi di negoziazione”. (Sis – 21 giu)