Il Museo di Arte contemporanea di Gallarate, in collaborazione con la casa Missoni, presenta al Fashion and Textile Museum di Londra, fino al 4 settembre, la mostra “Missoni Art Colour” che esplora l’influenza dell’arte europea del 20.mo secolo nei disegni di Ottavio e Rosita Missoni, e comprende oltre 40 dipinti di artisti europei tra cui Gino Severini, Lucio Fontana, Benedetto Vedova e Sonia Delaunay. Oltre ai dipinti provenienti dal Museo di Gallarate e da collezioni private, molti dei quali mai esposti al pubblico prima, sono presentati coloratissimi arazzi, studi tessili e modelli di abiti. Come sottolineato dal direttore del Fashion and Textile Museum di Londra, Celia Jocey, alla presentazione dell’evento con la presenza dell’ambasciatore d’Italia a Londra Pasquale Terracciano, la mostra è la prima che celebra la iconica casa di moda Missoni nel Regno Unito in così larga scala, evidenziando quindi il profondo impatto che tale marchio italiano continua ad avere a livello mondiale. (red)
TIVOLI: I VOLI DELL’ARIOSTO
Roma, 5 ago – In occasione del cinquecentesimo anniversario della prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516), si tiene a Tivoli, nello splendido scenario di Villa d’Este, fino al 30 ottobre, la mostra “I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti”, organizzata dal Polo Museale del Lazio, che intende celebrare l’impatto esercitato dal poema fino ad oggi sulle arti figurative. Villa d’Este, con il suo celebre giardino e i suoi ambienti affrescati, costituisce uno scenario ideale per una mostra di questo tipo: il cardinale Ippolito II d’Este, che fece costruire e decorare tra gli anni sessanta e settanta del Cinquecento questa villa di delizie, nipote del cardinale Ippolito I a cui era stato dedicato il Furioso, non solo è citato più volte nel poema, ma aveva avuto modo di frequentare l’Ariosto
negli anni della giovinezza trascorsi presso la corte ferrarese. Già i contemporanei hanno giudicato Ludovico Ariosto un “poeta che colorisce”, capace di “dipingere” le armi e gli amori con la penna e con l’inchiostro: pochi decenni dopo la sua morte lo si poteva già celebrare paragonandolo a Tiziano. È anche a causa della natura intrinsecamente figurativa dei versi ariosteschi che l’Orlando furioso ha goduto, nei secoli, di una vasta fortuna visiva: una vicenda che non si è ancora esaurita e che la mostra – con dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, incisioni, medaglie, libri illustrati – ricostruisce, analizzando in dettaglio una serie di episodi significativi, partendo dagli inizi del Cinquecento e giungendo fino al Novecento.
(red)
MILANO: MARINONI, DINASTIA BERGAMASCA
Il Polittico di San Giovanni Battista torna a casa dopo un anno di assenza e il Museo Bagatti Valsecchi di Milano ne celebra il rientro con la mostra “Un affare di famiglia. I Marinoni e il Polittico di San Giovanni Battista”, che fa il punto su quest’opera, tanto intensa quanto portatrice di misteri. Realizzato nel 1493 da Giovanni Marinoni con i figli Bernardino e Antonio, il Polittico è l’unico dipinto giunto fino a noi firmato e datato dalla bottega Marinoni. Allestito in mostra fino al 2 ottobre, e poi ricollocato nella sua originaria posizione sullo scalone di via S. Spirito, il Polittico è allestito insieme ad uno schermo touch con un video che consente di contestualizzare e conoscere l’ampia attività dei Marinoni nel territorio di Bergamo. Quella dei Marinoni è una dinastia di pittori originaria di Desenzano al Serio e attiva per cinque generazioni che domina la produzione artistica della provincia bergamasca, inondandola di polittici, affreschi e pale d’altare. Per scoprire questa enorme produzione artistica una piantina dettagliata della Val Seriana, Val Brembana e Bassa Bergamasca viene data in omaggio ai visitatori del Museo, per consentire la mappatura di tutte le opere presenti sul territorio.
BOLOGNA: HIROSHIMA VISTA DA KARASUMARU
Il 6 agosto 1945 la bomba atomica venne sganciata su Hiroshima. Tre giorni dopo Nagasaki venne colpita allo stesso modo. Le due città vennero quasi completamente distrutte e decine di migliaia di persone morirono istantaneamente. Moltissimi morirono in periodi successivi per gli effetti delle ferite e delle radiazioni e molti sopravvissuti patirono gravissime e irreversibili menomazioni. Su questo avvenimento, fra i più traumatici del XX secolo, Yumi Karasumaru si è soffermata in più occasioni, a partire dalle serie Atomic Series del 1995 e Modern Crimes del 1999, fino ad eseguire nel 2015 un vastissimo ciclo di piccoli dipinti, dei quali al Mambo di Bologna, nella mostra “Facing Histories”, fino al 16 ottobre, viene presentata una selezione di 69 pezzi. In questa serie l’artista riproduce metodicamente le immagini ricercate sulla stampa, nei filmati o in raccolte private, riferite a episodi di guerra, a scene di distruzione, a eventi politici, ma anche a vicende personali intrecciate alla tragedia collettiva. Da sempre interessata alla memoria storica del Giappone, Karasumaru, accompagna in un avvicinamento graduale allo shock delle immagini, il cui contenuto, apparentemente addolcito da colori luminosi e accattivanti, si rivela solo a un’osservazione ravvicinata. Le diverse sequenze si assemblano e ricombinano in veri e propri racconti visivi, in cui l’intermittente apparizione di ideogrammi lirici è un tentativo di ancorare alla parola poetica emozioni altrimenti indicibili.
