“IO, FRANCO” DI MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN
“Io, Franco” di Manuel Vázquez Montalbán (pubblicato da Sellerio, traduzione dallo spagnolo di Hado Lyria) è l’autobiografia di finzione letteraria di Francisco Franco in un romanzo a due voci: quella del dittatore che racconta la sua vita, le sue imprese e quella dell’oppositore, lo scrittore incaricato di scrivere la biografia. Un editore di successo, che ha attraversato da cauto oppositore e con astuta prudenza i quarant’anni del regime appena finito, incarica un vecchio amico scrittore di immedesimarsi nel Caudillo per scrivere la sua finta autobiografia, come se quest’ultimo in punto di morte “raccontasse la propria vita agli spagnoli”: “discolpati davanti alla nazione”. Marcial Pombo, lo scrittore, accetta. Al contrario dell’editore, egli è figlio di un proletario che ha conosciuto la galera da antifranchista e che ha poi vissuto “usando la paura come strumento di sopravvivenza”; e lui stesso, Marcial, ha condotto quella “vita da talpa” cui era costretta la Spagna dei vinti. Quindi esegue il compito con uno stratagemma: Francisco Franco racconta di sé, dalla nascita fino agli ultimi giorni di vecchietto alquanto confuso nelle mani del cerchio magico di parenti e collaboratori litigiosi, ma lo fa in una specie di intervista. Le sue parole cariche della retorica con cui il dittatore costruiva la propria immagine, sono contrappuntate dai brevi interventi dell’oppositore che un po’ racconta di sé un po’ stringe l’interlocutore con fatti, testimonianze di verità, documenti di ferocia. È il quadro dinamico e inquietante di una “psicopatologia del potere” che si compone pagina dopo pagina. E in questo è rappresentato anche il dramma di chi si opponeva, un dramma della solitudine e dell’incomprensione oltre che della repressione. Con biografie di finzione letteraria e di salda documentazione come questo “Io, Franco” (e come altre, già pubblicate da Sellerio: Il pianista e Galíndez) Vázquez Montalbán ha voluto contrastare il panico della libertà tipico dei nostri tempi, mascherato da innocente oblio delle grandi esperienze delle passate generazioni. “Dimenticare il franchismo significa dimenticare l’antifranchismo, lo sforzo culturale etico più generoso, malinconico ed eroico, in cui resistettero manciate di uomini e di donne”. Manuel Vázquez Montalbán è nato a Barcellona nel 1939. Ha scritto su El País e collaborato a numerose riviste culturali e politiche. Col personaggio di Pepe Carvalho ha dato vita a una serie fortunata di romanzi polizieschi, in cui si riflettono, però, le questioni nodali della Spagna post-franchista. Tra essi: Tatuaje, La soledad del manager, Los mares del Sur (tradotto in italiano Un delitto per Pepe Carvalho, Roma, 1982). Nel 1979 è stato insignito del Premio Planeta. È morto nel 2003. Sellerio ha pubblicato Il pianista (1994), Galíndez (2015) e Io, Franco (2016).
CANNE, LA SCONFITTA CHE FECE VINCERE ROMA
Siamo nel 216 a.C., Canne, Apulia-Puglia: è qui che, nel corso della seconda guerra punica, le truppe di Annibale annientarono un esercito romano di dimensioni quasi doppie. Un capolavoro tattico, tuttora studiato nelle accademie militari. “Canne. La sconfitta che fece vincere Roma” di Giovanni Brizzi (Il Mulino) racconta il contesto storico in cui maturò la battaglia (vale a dire la discesa in Italia dei Cartaginesi), analizza la composizione delle forze in campo, descrive lo svolgersi dello scontro e ne mette in luce le conseguenze sull’andamento della guerra. Ironia della sorte, per i Romani la sconfitta, e gli insegnamenti che ne trassero, prepararono la vittoria che, quattordici anni dopo, Scipione riportò sui Cartaginesi a Zama. Giovanni Brizzi insegna Storia romana nell’Università di Bologna. Tra i suoi libri più recenti: “70 d.C. La conquista di Gerusalemme” (Laterza, 2015). Con il Mulino ha pubblicato “Il guerriero, l’oplita, il legionario. L’esercito nel mondo antico” (nuova ed.2013) e “Annibale” (2014).
“L’ITALIA E’ UN GIARDINO” DI TIZIANO FRATUS
Un viaggio in alcuni dei più stupefacenti giardini della Penisola. Un invito irresistibile a scoprire i tanti piccoli paradisi che abbiamo a disposizione a pochi chilometri da casa. “L’Italia è un giardino” di Tiziano Fratus (Laterza) è un libro che racchiude i luoghi pensati e costruiti per il piacere dell’occhio di chi osserva: dai giardini di Valsanzibio, Tivoli e Firenze a quelli pubblici di Palermo, Genova e Milano, dalle grandi regge di Monza, Venaria e Caserta ai boschi-giardino di Ninfa, Merano, Ischia e Bomarzo. Eden che a volte imitano, come in un gioco di specchi, la natura selvaggia, quel mondo che un tempo esisteva soltanto oltre le mura. Una finta natura addomesticata, un paesaggio immaginato e poetico, costellato di citazioni esplicite tratte dalla cultura antica, neoclassica, barocca o moderna. Occasioni preziose per ristabilire un’armonia urgente e necessaria col mondo. Tiziano Fratus abita un continente compreso fra la carta e la corteccia. Incontrando in California le sequoie millenarie ha coniato i concetti di “Homo Radix” e “alberografia” che hanno rivoluzionato la sua prassi quotidiana, iniziandolo alla meditazione negli ambienti naturali, e hanno dato vita a una serie di libri, mostre fotografiche, itinerari disegnati in varie città e regioni, oltre alla rubrica “Il cercatore d’alberi” su “La Stampa”. Fra i suoi libri si ricordano Ogni albero è un poeta (Mondadori), Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli), Il sussurro degli alberi (Ediciclo). Ampia è la produzione in versi, con traduzioni internazionali. La sua ultima raccolta è Arborgrammaticus, composta da Un quaderno di radici (Feltrinelli) e Musica per le foreste (Mondadori). (Red)
“ANEMONE AL BUIO” DI MARIA SILVIA AVANZATO
Gloria si risveglia dopo un incidente e non è più la stessa. I suoi occhi non vedono più e anche la sua testa funziona male. Ha problemi di memoria e non riesce a distinguere i sogni dalla realtà. Confusa e in preda a quelle che all’inizio sembrano solo allucinazioni, vive una lenta convalescenza nella casa di sempre, assistita dall’amica d’infanzia Licia. Questa la situazione vissuta dalla protagonista di “Anemone al buio”, romanzo di Maria Silvia Avanzato in uscita per Fazi Editore. Eppure, qualcosa non torna. Troppe cose strane attorno a lei, troppe persone che non ricorda ma di cui ora riesce a distinguere meglio la voce, con conseguenze talvolta sinistre. Quando, in questa nuova dimensione, iniziano a consumarsi drammi e persino omicidi, Gloria decide che è arrivato il momento di fare un viaggio e ripercorrere i luoghi del passato alla ricerca di sé. Man mano che la memoria comincia a tornare, restituendole frammenti perduti, gli occhi riacquistano la vista anche se lei preferirà non farne parola con nessuno, nemmeno col nuovo fidanzato, in cerca solo della verità. All’insaputa di tutti, prenderà coscienza della realtà che la circonda e scoprirà qualcosa di sconvolgente e insieme inaspettato: un complotto minuziosamente costruito attorno alla sua infermità e un grumo di ricordi con risvolti a dir poco raccapriccianti. Nata a Bologna nel 1985, l’autrice ha vinto numerosi concorsi letterari con racconti e romanzi scritti dall’età di cinque anni. Oltre a scrivere articoli per il web e soggetti teatrali, cura mostre d’arte e conduce quotidianamente una trasmissione radiofonica su Radio Bologna Uno. Le piace oscillare fra ironia e noir e convive con una editor inflessibile dai giudizi ferrei: sua nonna. Per Fazi Editore, nel 2013 ha pubblicato Crune d’aghi per cammelli e nel 2015 In morte di una cicala, che ha raccolto un importante consenso di critica e di pubblico.
“LE SOLITE SOSPETTE” DI JOHN NIVEN
Quattro pericolosissime vecchiette in fuga dopo avere svaligiato la banca del quartiere. “Le solite sospette” (Einaudi, traduzione di Marco Rossari) è il nuovo, dissacrante romanzo di John Niven, autore di “A volte ritorno”. Quando Susan – a causa dei vizi nascosti del marito – si ritrova vedova e con la casa pignorata, insieme ad alcune amiche decide di compiere una rapina. Contro ogni probabilità, il colpo va a buon fine, e alle “cattive ragazze” non resta che raggiungere la Costa Azzurra, riciclare il denaro e sparire. Nulla che possa spaventarle, dopo tutto hanno più di un motivo per riuscire nella loro impresa: andare in crociera e fuggire il brodino dell’ospizio. John Niven è nato a Irvine, Ayrshire, Scozia. Scrive per il Times, The Independent, Word e FHM. Ha lavorato per anni nell’industria discografica, contribuendo probabilmente a mandarla a catafascio. Ha pubblicato il romanzo breve Music from Big Pink e i romanzi Kill Your Friends (satira del mondo della musica britannica al suo apice, che gli ha garantito fama e riconoscimenti) e The Amateurs. Il successivo, A volte ritorno (Stile Libero 2012), è stato un caso editoriale. Ha pubblicato, sempre per Einaudi Stile Libero, nel 2014, Maschio bianco etero e, nel 2016, Le solite sospette.