“EURIDICE GUSMAO CHE SOGNAVA LA RIVOLUZIONE”
Rio de Janeiro, anni quaranta. Nel quartiere di Tijuca, tutti conoscono le stranezze di Eurídice e Guida Gusmão. Bellissima e ribelle, Guida è fuggita di casa per coronare il proprio sogno d’amore con il rampollo di una famiglia che si opponeva al fidanzamento. Mentre Eurídice, figlia modello rimasta a consolare i genitori, è una moglie devota e attenta, salvo poi, di tanto in tanto, lanciarsi in qualche bizzarro progetto per passare il tempo. Ma che sperimenti fantasiose ricette a base di curcuma e latte di cocco, avvolgendo la cucina in una nuvola seducente di aromi che mai si erano sentiti in una casa rispettabile, o trasformi il salotto in un atelier di sartoria all’ultima moda, ogni sua iniziativa è destinata al fallimento. La società carioca non è ancora pronta per dare spazio alle donne intraprendenti e nessun uomo è interessato ad avere una moglie che pensa, meglio accontentarsi di una vita tranquilla e senza scossoni. E Antenor, il marito di Eurídice, non è da meno. Questa la trama di “Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione”, romanzo d’esordio di Martha Batalha, edito in Italia da Feltrinelli (traduzione di Roberto Francavilla). Trama che ha una svolta quando un giorno, Guida si presenta alla porta della sorella. Infelice e sventurata, è disposta a tutto per sopravvivere. Con o senza un marito al proprio fianco. Sullo sfondo di una città che brulica di passione e di vita, tra personaggi indimenticabili come la vicina pettegola Zélia e suo padre Álvaro, alle prese con il malocchio di un potente stregone, l’ex prostituta Filomena e il cartolaio Antônio, costretto a vivere con la madre ipocondriaca mentre cerca invano di attrarre l’attenzione di donna Eurídice, si dipana il rocambolesco percorso di emancipazione delle due sorelle e il loro tentativo di scendere a patti con il ruolo imposto dalla società dell’epoca. Perché ogni grande rivoluzione comincia tra le mura domestiche. Da sapiente narratrice, Martha Batalha fonde drammaticità e humour in un romanzo ricco di atmosfera e di verve, che ben si inserisce nella migliore tradizione narrativa latinoamericana. In una girandola di profumi e passioni, la piccola, grande rivoluzione di due sorelle e del mondo che le circonda. Martha Batalha è nata a Recife nel 1973, ma è cresciuta a Tijuca, Rio de Janiero. Si è laureata in Giornalismo con un master in Letteratura alla Pontifícia Universidade Católica. Ha lavorato per alcuni importanti giornali brasiliani e poi ha fondato una casa editrice, Editora Desiderata. Nel 2007, dopo averla venduta a un importante gruppo editoriale, si è trasferita a New York, dove ha conseguito un master in Editoria alla New York University e ha ottenuto la Oscar Dystel Fellowship. Vive a Santa Monica, California. “Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione” (Feltrinelli, 2016) è uno straordinario successo sulla scena internazionale, fatto raro per un romanzo d’esordio.
TIMOTHY WILLIAMSON, “IO HO RAGIONE TU HAI TORTO”
Quattro compagni di treno occasionali parlano di stregoneria e scienza, della verità, della differenza tra credere, sapere ed essere certi di qualcosa, dei valori morali e del loro ruolo nelle nostre decisioni, e di molte altre cose. Soprattutto – è questo il filo dell’intero dialogo – parlano del relativismo, di cui uno di loro, Zac, è un convinto difensore. Secondo Zac, in caso di dissenso (“io ho ragione, tu sbagli”) è sempre questione di punti di vista: ciascuno dei contendenti può aver ragione dal proprio punto di vista. Se il relativismo uscirà malconcio dalla discussione, persino nei casi in cui sembrerebbe a prima vista del tutto plausibile, quella che emerge con forza è l’utilità della filosofia nella vita delle persone. Tutto questo in “Io ho ragione tu hai torto. Dialogo filosofico” di Timothy Williamson, pubblicato dalla casa editrice Il Mulino (presentazione di Diego Marconi). L’autore insegna Logica alla Facoltà di Filosofia dell’Università di Oxford. Fra i suoi libri ricordiamo “Knowledge and Its Limits” (2000), “The Philosophy of Philosophy” (2007), “Identity and Discrimination” (nuova ed. 2013) e “Modal Logic as Metaphysics” (2013).
“LA FABBRICA DELLE STELLE” DI GAETANO SAVATTERI
In “La fabbrica delle stelle” (Sellerio) Gaetano Savatteri racconta le vicende di Saverio Lamanna, un giornalista disilluso, passato alla comunicazione politica. Si trova a suo agio nella Roma dei flirt occasionali e dei locali alla moda, nell’abito elegante del quarantenne disimpegnato. Ma un inciampo professionale fa crollare il suo castello di carte. Licenziato dal sottosegretario di cui era il portavoce, è costretto a tornare nella sua Sicilia e a rifugiarsi nella villetta di famiglia sul mare di Màkari. In questo approdo provvisorio, Lamanna ritrova Peppe Piccionello, esemplare locale in mutande e infradito, carico di una saggezza pratica e antica. E nel paradiso sul mare trapanese conosce Suleima, una ragazza che potrebbe farlo perfino felice. Nato e cresciuto in quattro racconti inclusi in altrettante raccolte di questa casa editrice, Lamanna ha la battuta pronta, idiosincrasia ai luoghi comuni e soprattutto ai pregiudizi, perfino quelli positivi, che ruotano attorno ai siciliani. Per campare si inventa piccoli mestieri, decide addirittura di farsi scrittore di gialli. La minuta celebrità locale gli procura qualche lavoretto atipico. Una ricca signora lo assolda per tenere d’occhio la sorella minore, dietro il paravento di ufficio stampa di una produzione cinematografica. Così Saverio Lamanna, con l’improbabile spalla Piccionello, fa irruzione alla Mostra del Cinema di Venezia: entrambi si muovono con disinvoltura tra star americane, registi famosi e tappeti rossi. Ma nel gioco tra realtà e finzione, la vita irrompe con il suo aspetto più violento. Saverio è uno che accetta il mondo, anche se fino ad un certo punto. E quando questo punto viene superato, vuole vederci chiaro. Nel labirinto di delitti e bugie in cui si è infilato, Saverio mantiene il suo sguardo controcorrente sul mondo: “Amo il turismo di massa: se non ci fosse, lo inventerei. Questa gente comune, con le ciabatte e i bermuda, le magliette smanicate, le Lonely Planet di due anni prima avute in prestito dal cognato, ha spazzato via secoli di letteratura di viaggi, racconti di duchesse, cappelliere, pasticcini da tè, Orient Express, Gustav Aschenbach”. L’umorismo sarcastico di Gaetano Savatteri, scoppiettante di citazioni e storpiature, è un bisturi che tagliuzza in brandelli di banalità lo spettacolo falso nel quale siamo tutti intrappolati. Gaetano Savatteri (Milano, 1964), giornalista cresciuto in Sicilia, vive e lavora a Roma. Con questa casa editrice ha pubblicato: “La congiura dei loquaci” (2000), “La ferita di Vishinskij” (2003), “Gli uomini che non si voltano” (2006) e “La volata di Calò” (2008). È autore del saggio “I siciliani” (2005).
“IL CATTIVO RAGAZZO CHE VOGLIO” DI GIULIA BESA
“Il cattivo ragazzo che voglio” di Giulia Besa (Giunti) è un romanzo sentimentale pieno di passione e sensualità che per la sua spontaneità e attualità sta conquistando i lettori Young Adult e non solo. Chiara, ultimo anno di liceo a Roma, è la classica brava ragazza. La sua migliore amica lotta da anni per trascinarla in discoteca e farla divertire, ma invano. La storia con Tommaso, un ragazzo più grande di lei, si è chiusa nel peggiore dei modi: al momento in cui si sono trovati insieme e nella giusta circostanza, Chiara non è riuscita a fare l’amore perché le è mancata la sicurezza. E lui, dopo averla invitata al Circo Massimo in una bella serata di vento, la molla, umiliandola davanti agli amici. Pochi giorni dopo Chiara conosce Cesare: alto, fisico atletico e muscoloso, capelli neri che lambiscono il viso dalla carnagione chiara; e gli occhi, due opali nere, sul fondo delle quali si nasconde sempre un velo di malinconia. Ma Cesare è pericoloso quanto fascinoso: schivo, volubile, ha tatuato sul petto un intrico di rovi, simbolo evidente della sua chiusura agli affetti. Chiara è attratta, ma cerca in tutti i modi di starne alla larga. Anche Cesare, che nasconde ferite antiche e profonde, vorrebbe stare lontano da lei, ma l’attrazione reciproca è forte. Comincia così un’intensa e combattuta storia d’amore, sullo sfondo di una bellissima Roma, affascinante quanto i giovani protagonisti. Giulia Besa, nata a Roma nel 1990, esordisce giovanissima con Einaudi Stile Libero Big, con cui pubblica nel 2011 “Numero sconosciuto”. Nello stesso anno partecipa al Torneo Letterario “Esordire” organizzato dalla Scuola Holden, con il racconto Bancomat; nel 2012 i due racconti Il senso di Kitty per il tonno e Kitty e l’Ordine della Pernice, pubblicati sul sito Storiebrevi.it della Repubblica e l’Espresso e premiati dal gradimento del pubblico, vengono selezionati rispettivamente per le antologie “Cinque storie sull’allegria” e “Sei racconti fantastici” (2013). Escono in seguito il racconto “Miao!”, all’interno della raccolta Horror Lovers (Marco Cordero Editore, 2013), il racconto fantasy “La gatta degli haiku” (Antonio Tombolini Editore, 2014) e un secondo romanzo, “Raccontami ancora di noi” (Sperling & Kupfer, 2015).
AMORE, SESSO E ALTRE QUESTIONI DI POLITICA ESTERA
È il 1994, Sarajevo è sotto assedio e in Jugoslavia la guerra impazza. A migliaia di chilometri, in un salotto della Londra bene, Andrew, muratore dei sobborghi di Manchester, è in seria difficoltà: trovare argomenti di conversazione, attenersi alle regole del bon ton e al tempo stesso sorseggiare champagne da un flûte senza strangolarsi non è affatto facile. Penny, la figlia dei padroni di casa e probabilmente la donna della sua vita, sta per fare il grande annuncio ai genitori: lei, Andrew e un gruppo di altri giovani idealisti andranno in Bosnia per fermare la guerra e lo faranno mettendo in scena uno spettacolo teatrale pacifista sul retro del loro furgoncino. Andrew conosce bene la politica estera – fra i lavoratori dei cantieri di Manchester è quello con la visione più coerente a riguardo – e fermare la guerra gli piacerebbe moltissimo. Certo, andare a letto con Penny gli piacerebbe ancora di più. Ma lui a lei piace? O le piace Simon, il suo rivale, un poeta da quattro soldi? O Shannon, la feroce leader americana della compagnia? Durante questo viaggio riuscirà a conquistarla o morirà in un campo minato? Fra scambi, incroci, veri attacchi di artiglieria, sesso e droga a confondere ulteriormente le idee, il viaggio sarà pieno di sorprese. Romanzo esilarante e intelligente, “Amore, sesso e altre questioni di politica estera” (Fazi editore, traduzione di Giacomo Cuva) è lo scoppiettante esordio di Jesse Armstrong, uno dei commediografi inglesi più apprezzati.