“Resto dell’idea che alla politica e all’informazione si dovrebbe chiedere di più”. Il presidente del Pd Matteo Orfini, in un post su Facebook, prende spunto dall’avvio del programma Rai Politics (e del relativo spot) per alcune considerazioni sui talk politici in tv. “Ieri – scrive – mi è capitato con colpevole ritardo di vedere lo spot di Politics, la nuova trasmissione di approfondimento che su Rai 3 condurrà l’ottimo Gianluca Semprini. Nello spot il giornalista incalza il politico di turno con una domanda secca. Il politico argomenta ma non risponde e alla fine viene portato via a forza. A domande precise, risposte precise – chiosa Semprini, con lo slogan manifesto della nuova trasmissione. Lo spot mi ha fatto un certo effetto e mi ha spinto a riflettere e mettere ordine a dei pensieri che mi giravano in mente confusamente da un po’. E che a ben vedere sono anche la ragione per cui da mesi vado molto poco in tv. Perché a volte -molto spesso- il problema non è nella risposta. Il problema è nella domanda. Prendete quello che ormai è diventato il modello per eccellenza dell’approfondimento politico: il format dei confronti Sky. Un luogo in cui chi si candida a guidare il paese (o una città o una regione) deve rispondere a domande su temi enormi (come si sconfigge la disoccupazione – come si riduce la povertà – come si fa la pace in medio oriente – come si risolve il problema del traffico) in 90 secondi. 90 secondi. Il che, se vogliamo essere onesti, rende superflua e ridicola qualunque risposta. Certo, l’alternativa non è migliore: il pollaio in cui devi litigare con qualcuno possibilmente, alzando la voce. Capiamoci, per la politica questo meccanismo è una manna dal cielo. Vi dico un segreto: è facilissimo stare in trasmissioni così. Ci vuole poco a prepararsi perché non si entra mai nel merito… basta pensare prima alle due o tre frasi a effetto che vuoi dire, buttarle lì al momento opportuno. Alzare la voce al momento giusto e il tuo lo hai fatto. Ma sapete perché è così facile? Perché non è politica. E – lo dico senza voler mancare di rispetto a nessuno – nemmeno informazione. È intrattenimento. Si recita una parte. All’inizio quando ci stai dentro è divertente. E non fai caso al conduttore che ti fa segno quando non è inquadrato di stringere appena provi ad argomentare e approfondire qualcosa. Poi inizia ad annoiarti. Poi capisci che è sbagliato”. (red – 5 set)