(8 settembre 2016) Ricercatori da tutto il mondo si danno appuntamento a Ginevra per discutere delle nuove frontiere della neuroriabilitazione. E l’Italia ha un posto tutto suo. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sarà infatti protagonista del Forum IBSA Foundation for scientific research “New technologies to treat neurodisorders: neuroprosthetics”. Protesi avveniristiche “a prova di carezza” sempre più simili agli arti umani che miglioreranno sensibilmente la qualità della vita di milioni di pazienti ma anche nuove terapie basate sulla stimolazione cerebrale che potrebbero curare patologie estremamente diffuse come diabete, obesità, infertilità e cancro. Sono queste alcune delle principali novità, frutto anche della ricerca svolta presso la prestigiosa Scuola pisana, che saranno presentate domani – venerdì 9 settembre – presso il Campus Biotech di Ginevra, un appuntamento che riunirà i massimi esperti in questo campo. “Siamo arrivati al culmine di anni di ricerche. – dichiara il professor Silvestro Micera, docente presso l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Direttore delle Unità di Ingegneria Neurale Traslazionale del Politecnico Federale di Losanna, Svizzera (EPFL, Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne) – Le neurotecnologie oggi possono offrire importanti vantaggi a numerose categorie di pazienti. Ad esempio possiamo aiutare persone con disabilità neurologiche quali l’ictus, il morbo di Parkinson, le lesioni del midollo spinale o con amputazioni di mano. Per questi pazienti, stiamo sviluppando una mano bionica con la stessa destrezza della mano naturale in grado di compiere i movimenti più delicati con una grande ricchezza sensoriale tattile. La sfida di domani è capire se sia possibile fornire sensazioni ricche e naturali ai pazienti con questo tipo di disabilità e se questo facilita il cosiddetto ‘embodiment’ cioè la maggiore capacità di controllo degli arti e di discernimento delle diverse tessiture degli oggetti. Tutto ciò per consentire al paziente di controllare in modo migliore le protesi e restituirgli la possibilità di compiere una serie di azioni quotidiane dopo una malattia o magari dopo un incidente” . (red)