(23 settembre 2016) Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha lanciato un appello ai suoi concittadini chiedendo di segnalargli eventuali abusi nel sistema delle visite in regime di intramoenia, cioè a pagamento, negli ospedali della regione.
“Che il problema delle liste d’ attesa esista e che sia favorito da norme che consentono l’intramoenia – ha scritto il governatore su Facebook – è noto a tutti. Ma le distorsioni di questo sistema che necessitano del mio intervento disciplinare non sono facili da individuare senza la vostra collaborazione. Non dispongo dei poteri e dei mezzi di indagine di cui disponevo quando ero magistrato – aggiunge Emiliano – Se fate segnalazioni dettagliate, anche in privato, per me – conclude il presidente – è molto più facile e rapido intervenire”.
Il problema naturalmente non riguarda solo la Puglia e sembra più politico che giudiziario. La libera professione esercitata utilizzando ambulatori e macchinari dell’ospedale a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa, crea di fatto – nel servizio sanitario pubblico – pazienti di serie A e di serie B. Chi paga viene visitato subito, gli altri possono aspettare. Secondo il Censis, l’anno scorso 10 milioni di italiani hanno fatto ricorso alla sanità privata e 7 milioni all’intramoenia per saltare le liste d’attesa. La spesa sanitaria privata ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% negli ultimi due anni ed ha raggiunto ormai i 35 miliardi di euro. Tra l’altro il 45% di chi si è rivolto ad ambulatori o laboratori privati ha pagato tariffe uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico.
Gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, intanto sono diventati 11 milioni dai 9 che erano nel 2012. Trova così nuovi sostenitori – dal Movimento 5 Stelle al governatore toscano Enrico Rossi – l’idea che il meccanismo dell’intramoenia abbia fatto il suo tempo e vada abolito.