Fino all’11 dicembre Carpi omaggia uno tra i più grandi fotografi di moda di tutti i tempi, con un’esposizione che presenta scatti mai esposti prima in Italia. Sono oltre cinquanta le immagini della mostra “Helmut Newton. A gun for hire, selection / Le fotografie per Blumarine 1993 – 1999”, un evento che ricostruisce, nella cornice dei Musei di Palazzo dei Pio, la stagione che ha visto il maestro tedesco lavorare per una delle aziende simbolo del comparto tessile di Carpi, prossima a compiere il suo quarantesimo anniversario (nel 2017), ideando campagne di comunicazione che hanno coinvolto icone di femminilità come Carré Otis, Nadja Auermann, Carla Bruni, Monica Bellucci ed Eva Herzigova. Con il titolo di “A gun for hire” si considera la grande retrospettiva itinerante, realizzata la prima volta a Montecarlo nel 2005, che illustra in modo puntuale il lavoro di Helmut Newton per il mondo della moda, tra campagne per le griffe più importanti del momento e servizi per le riviste più significative, a partire dagli Anni Sessanta e fino alla data della morte, avvenuta nel 2004. L’esposizione carpigiana si concentra in modo specifico su una parentesi ben definita della lunga vicenda creativa del fotografo: quella che lo ha visto portare a compimento le campagne per sette diverse collezioni di Blumarine tra il 1993 ed il 1999. Un progetto, per quegli anni, epocale. È la prima volta, infatti, che un marchio italiano legato all’idea tradizionale di impresa famigliare, idealmente rivolto quindi all’eleganza della donna borghese, sceglie di presentarsi in modo tanto innovativo, rivoluzionando il proprio modo di comunicare in favore di un’idea di femminilità più eccentrica, giocosamente provocante.
VENEZIA, UNA COPPIA DI GRANDI FOTOGRAFI
Dopo il successo della mostra su Helmut Newton, la Casa dei Tre Oci di Venezia riprende il proprio programma espositivo con due proposte dedicate ad altrettanti maestri della storia della fotografia: René Burri e Ferdinando Scianna. Fino all’8 gennaio le sale dello spazio veneziano sull’isola della Giudecca ospitano le rassegne “René Burri. Utopia” e “Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo”. La mostra dedicata a Ferdinando Scianna è frutto del lavoro fotografico realizzato su incarico di Fondazione di Venezia e realizzato appositamente per i Tre Oci in occasione del cinquecentenario della fondazione del Ghetto ebraico a Venezia. I due diversi progetti si snodano autonomamente seguendo un percorso coerente e lineare, che si sviluppa a partire dalle 100 opere di René Burri, distribuite tra pianterreno e piano nobile, e si concluderà al secondo piano, con le oltre 50 fotografie inedite di Ferdinando Scianna. Entrambi membri della prestigiosa agenzia fotografica Magnum, Burri (che ne diverrà presidente nel 1982) e Scianna appartengono, pur nella loro diversità, a quella categoria di autori che attraverso il mezzo fotografico esprime personali visioni, sia che si traducano nella passione di Burri di documentare grandi cambiamenti politici e sociali, sia che rispondano al tentativo, nel caso di Scianna, di carpire, all’interno del flusso caotico dell’esistenza, “istanti di senso e di forma”.
PERUGIA: BURRI TRA EUROPA E STATI UNITI
Dopo il successo della mostra al Solomon R. Guggenheim di New York e della successiva tappa presso il Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Dusseldorf, le celebrazioni del centenario della nascita di Alberto Burri si concluderanno con un nuovo appuntamento espositivo a Città di Castello, suo luogo natale. Con il titolo “Alberto Burri: lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A”, fino al 6 gennaio, agli Ex Seccatoi del Tabacco, la mostra offre una vasta ricognizione relativa alle più significative tendenze dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra del XX secolo, che sembra possibile coniugare all’arte di Burri sia in quanto tematicamente antecedenti ad essa sia in quanto coeve o successive, con individuati aspetti dialettici di più evidente influenza. Accanto ad un nucleo scelto di opere di Burri – circa 20 – dai catrami alle muffe, dai sacchi ai gobbi, dai legni alle combustioni, dai ferri alle plastiche, dai cretti ai cellotex fino al “nero e oro”, è possibile ammirare opere di maestri protagonisti del XX e XXI secolo come Dubuffet, Pollock, De Kooning, Calder, Matta, Rauschenberg, Twombly, Fontana, Manzoni, Rotella, Christo, Beuys, Kounellis, Pistoletto, Scialoja, Afro, Capogrossi, Kiefer, Mirò, Serra.
MILANO: GLI “ORIGINAL PRINT” DI W. EUGENE SMITH
Fino al 4 dicembre il Centro Culturale di Milano, in occasione della inaugurazione della sua nuova sede nel cuore della città, in Largo Corsia dei Servi, presenta una mostra dedicata a W. Eugene Smith (1918-1978), uno dei più grandi maestri della fotografia di reportage. Esposti 60 original print in grado di ripercorrere la carriera del fotografo americano, attraverso i suoi cicli più famosi, realizzati tra il 1945 e il 1978, provenienti dalla collezione privata di H. Christopher Luce di New York. La rassegna documenta i “saggi fotografici” di Eugene Smith, ovvero i suoi reportage di racconto sociale o di denuncia, nei quali ha abbracciato i periodi della depressione, della guerra, della ricchezza del dopoguerra e quello della disillusione, dalle fotografie scattate sui teatri della seconda guerra mondiale: dalle battaglie nel Pacifico fino a Okinawa, dove venne gravemente ferito, alla serie del Country Doctor (1948), commissionatagli dalla rivista Life, che racconta la vita quotidiana di un medico di campagna, dalle vicende di una levatrice di colore al reportage in Spagna che descrive la povertà e la paura provocate dal regime di Franco, agli scatti su Minamata, la città giapponese devastata dall’inquinamento di mercurio che la Chisso Corporation versava nelle acque dei pescatori e che portava gli abitanti a soffrire di una terribile malattia nervosa – Minamata illness – che prese il nome proprio da quello della città. In mostra anche la fotografia più famosa di questo ciclo, definita la Pietà del Ventesimo Secolo, che raffigura la bambina Tomoko mentre fa il bagno tra le braccia della madre.
ROMA: ALLA GNAM 15 ARTISTI IN VERTICALE
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma inaugura la nuova stagione espositiva del museo sotto la direzione di Cristiana Collu con la mostra, fino al 29 gennaio, “The Lasting. L’intervallo e la durata”, che presenta oltre 30 lavori di 15 artisti italiani e internazionali di diverse generazioni: Francis Alys, Antony Gormley, Barbara Probst, Hiroshi Sugimoto, Tatiana Trouvé, Franco Vimercati, accanto a protagonisti delle ultime generazioni, come Giorgio Andreotta Calò, Emanuele Becheri, Antonio Catelani, Giulia Cenci, Daniela De Lorenzo, Antonio Fiorentino, Marie Lund, Elizabeth McAlpine, Alessandro Piangiamore, Andrea Santarlasci, con l’inclusione di opere di Alexander Calder, Lucio Fontana, Medardo Rosso provenienti dalla collezione permanente del museo. I lavori, tutti di grande formato, dalla pittura alla scultura, dal video alla fotografia all’installazione, occupano un solo ampio spazio sfruttandone anche la verticalità, per costruire un unicum con l’ambiente circostante. Tradizionalmente pensati come contraddittori e opposti, i concetti di durata e intervallo, sono al centro dell’esposizione, in maniera sempre diversa, come due facce della stessa medaglia: due momenti simultanei e indissociabili di un unico processo di trasformazione.