IL “D’ANNUNZIO SEGRETO” VA IN SCENA AL QUIRINO DI ROMA
Nel contrasto tra giorno e notte, euforia e malinconia, commedia e dramma, si svolge il “D’Annunzio segreto”, il nuovo spettacolo di Edoardo Sylos Labini (drammaturgia Angelo Crespi con il patrocinio del Vittoriale degli italiani). In scena Giorgia Sinicomi, Evita Ciri, Chiara Lutri, Priscilla Micol Marino e con Viola Pornaro nel ruolo di Eleonora Duse. La regia è di Francesco Sala. Siamo nelle stanze del Vittoriale negli ultimi anni di vita di d’Annunzio. Gabriele di giorno è ancora vivo, ironico, sprezzante, gioca in modo perverso con le sue amanti – la pianista Luisa Baccara e la sua governante Amelie Mazoyer – le intrattiene, le manipola, le aizza l’una contro l’altra, progetta nuove imprese, litiga con Mussolini, pretende di essere coccolato, osannato, idealizzato. Di notte, al contrario, d’Annunzio, seduto al suo scrittoio, intesse un lungo e poetico dialogo, con l’unica donna che lo ha amato e che lui ha amato ma che ora non c’è più: il mito Eleonora Duse. Rivive le straordinarie prove teatrali della Città Morta, lo scandalo pubblico del romanzo “Il Fuoco” e una travolgente versione della “Pioggia nel Pineto”. Tra amore e grande letteratura, gelosie e tradimenti arriva a teatro Il Vate degli italiani come non l’avete visto mai. L’appuntamento è dall’11 al 16 ottobre al Teatro Quirino di Roma (Via delle Vergini, 7). Dal martedì al sabato ore 21, giovedì e domenica ore 17. (red)
MILANO, TONI SERVILLO PORTA IN SCENA ELVIRA
Dall’ 11 ottobre al 18 dicembre, in prima assoluta, Toni Servillo porta in scena Elvira al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo e da Teatri Uniti, nuovamente insieme dopo gli straordinari successi, anche internazionali, di Trilogia della villeggiatura e Le voci di dentro, rimane in scena, nella storica sala di via Rovello per oltre due mesi. “Dopo anni in cui le sue riflessioni sul teatro e sul lavoro di attore mi hanno fatto compagnia nell’affrontare repertori diversi, da Molière a Marivaux, da Eduardo a Goldoni – confessa Servillo – mi è parso necessario che arrivasse il momento di un incontro diretto”. Servillo si accosta a Elvire Jouvet 40 – testo caro alla storia del Piccolo, in cui Brigitte Jaques trascrisse le Sette lezioni di Louis Jouvet a Claudia sulla seconda scena di Elvira nell’atto IV del “Don Giovanni” di Molière – affrontandolo nella nuova traduzione commissionata a Giuseppe Montesano e avendo accanto tre giovani interpreti: Petra Valentini, nel ruolo del titolo, Davide Cirri e Francesco Marino, che incarnano il futuro nella vitale trasmissione di sapere fra le generazioni. Trent’anni dopo Strehler, con Toni Servillo le riflessioni di Jouvet sul teatro e sul personaggio ritrovano nuovamente la stessa stringente attualità. “Elvira – spiega Toni Servillo – porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio, con un maestro e un’allieva impegnati in un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio. Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di assistere ad una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta. Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur e dice precisamente: “il comédien è per così dire il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega se stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi”. (red)
ROMA, CON “LE CITTÀ INVISIBILI” PRENDE IL VIA “FLAUTISSIMO 2016”
Lunedì 10 ottobre al Teatro Vascello di Roma, sarà Massimo Popolizio, accompagnato da Javier Girotto e dalla sua musica, a inaugurare la diciottesima edizione di Flautissimo, organizzato dall’Accademia Italiana del Flauto con la direzione artistica di Stefano Cioffi. Quest’anno il festival, che si svolge lungo quasi due mesi, presenta concerti, reading e spettacoli, quasi tutti in prima assoluta e si concluderà il 3 dicembre con “La strada” di Cormac McCarthy”. I palcoscenici che accoglieranno le performance sono differenti e dislocati tra il centro e la periferia romana: Parco della Musica, Teatro Vascello, Centrale Preneste Teatro, la Biblioteca Vaccheria Nardi, la Biblioteca Collina della Pace. Flautissimo, dopo 25 anni di storia e 18 edizioni di festival, non è più solo un “cartellone”, ma rappresenta uno spazio che raccoglie e rimanda suggestioni, evocazioni, associazioni libere, che indaga e racconta la contemporaneità. Flautissimo si muove negli ambiti dei diversi codici artistici multidisciplinari utilizzando gli strumenti della performance contemporanea: musica (classica, jazz e world), teatro, reading, interazione col pubblico, azione, ma anche videoproiezioni, slideshow, fotografia, mapping, live electronics. Dopo l’anteprima del 10 ottobre la sezione dedicata al teatro si sposta al Centrale Preneste dove andranno in scena tutte “prime assolute”. L’11 novembre lo scrittore Giancarlo De Cataldo ci racconta il suo rapporto con il sud attraverso il suo “Terroni”, con Gabriele Coen al sax, clarinetto e flauto. Il 18 novembre, Fabio Traversa e Tiziana Lucattini in “Poesia, sesso… and Rock”, tratto da “Just Kids” di Patti Smith con le musiche della stessa grande artista, e le immagini di Robert Mapplethorpe: una narrazione con immagini, foto di artisti, canzoni e musiche, brani di film, di momenti quotidiani ma irripetibili dell’effervescenza delle avanguardie culturali newyorchesi. Il 19 novembre, Stefano Cioffi ha selezionato i racconti di periferia per trasformare in spettacolo teatrale il libro di Marco Lodoli “Nuove Isole, guida vagabonda di Roma”. “Le nuove isole” raccontate da Elena Radonicich, accompagnata dalle musiche eseguite dal vivo da Natalino Marchetti parlano di una Roma che non compare in nessuna guida turistica, una città nella città fatta di inattesi frammenti di magia. Una Roma in cui la parola d’ordine è girovagare, dalla primavera all’inverno, Da Torre Maura a Casal Bertone, dal Collatino a Ponte di Nona, fin sul Raccordo. Il 1° dicembre la regia, le scene e i costumi di Antonio Monsellato per “Piccoli crimini coniugali” di Eric-Emmanuel Schmitt con Marta Bulgherini e Nicolas Zappa: “una brillante commedia nera con una suspense sorprendente, un vero divertimento ma anche una saggia riflessione sulla madre di tutte le guerre: quella dentro la coppia”. Il 2 dicembre, “Le aggravanti dell’amore” di e con Antonio Pascale con le musiche di Riccardo Sinigallia: dalla letteratura (Mark Twain, I diari di Adamo ed Eva) alla filosofia (Platone, Il simposio), con un occhio di riguardo alla biologia evoluzionista e alla psicologia cognitiva, Antonio Pascale racconterà con divertimento e leggerezza cosa si dice sull’amore, appunto, tutto quello che abbiamo capito e tutto quello che ancora chiediamo di capire. Il 3 dicembre, infine, Stefano Cioffi firma la regia e i video per “La strada” Cormac McCarthy con Guglielmo Poggi voce recitante e le musiche eseguite dal vivo da Francesco Berretti.(red)
THAT’S LIFE. SINATRA TRIBUTE DI E CON GIANLUCA GUIDI
Il Teatro Nino Manfredi di Ostia (via dei Pallottini 10) apre la sua dodicesima stagione con Thast’s Life, Sinatra Tribute. L’11 ottobre Gianluca Guidi sale sul palco accompagnato da Michele Di Martino al pianoforte, Tommaso Scannapieco al Contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. Fino a domenica 16 ottobre l’attore per più di un’ora e mezza, percorre un vero e proprio viaggio/tributo in onore del grande artista americano. Francis Albert Sinatra, più comunemente noto come “Frank” Sinatra, nacque a Hoboken (New Jersey) il 12 dicembre 1915. Autori come Cole Porter, George Gershwin, Richard Rodgers, Sammy Cahn che hanno contribuito a scrivere la storia della canzone americana, sono destinati all’immortalità grazie anche alla longeva e straordinaria carriera di Frank Sinatra, che ha accompagnato, con la sua musica, almeno quattro generazioni. Sinatra è stato e rimarrà la più straordinaria voce pop che il mondo abbia ascoltato. Una vita, la sua, tra le più longeve della storia musicale mondiale. Bing Corsby ebbe a dire”…di voci come quelle di Sinatra ne nasce una ogni secolo … purtroppo io sono capitato nello stesso secolo suo…”. L’uomo Sinatra, controverso per molti motivi, capace di incantare sul palcoscenico milioni di persone in tutto il mondo. É quindi doveroso, passato il suo “secolo”, celebrarlo anche in Italia, per mano, o meglio “per voce” di chi ne è rimasto incantato fin da bambino, complici anche i numerosi dischi ben in vista nello studio della casa in cui viveva da piccolo. Gianluca vive la sua prima giovinezza e poi l’adolescenza controcorrente rispetto ai suoi amici. Il primo album trovato e ascoltato da Gianluca è “It Might as Well be Spring” con l’orchestra di Count Basie diretta da Quincy Jones. Il “suo” primo disco di Sinatra è l’album live del concerto al Madison Square Garden di New York del 1974 che Gianluca baratta con un suo amico in cambio di un album di un gruppo Rock chiamato The Ramones. Da qui in poi un “amore” eterno verso colui che lo ha fatto sognare a dispetto delle mode o tendenze più in voga. (red)
MILANO, IN SCENA “IL SANGUE MATTO DAL ROMANZO DI LUCREZIA LERRO
Dall’8 al 20 novembre sarà in scena, in prima nazionale al Teatro Out/Off di Milano, lo spettacolo “Il sangue matto”, tratto dall’omonimo libro di Lucrezia Lerro. Con Franca Abategiovanni, Angelica Cacciapaglia, Antonella Ippolito, Francesca Morgante, Rossella Pugliese, Marina Sorrenti e con la partecipazione straordinaria di Rosalinda Celentano. La regia è di Nadia Baldi. “Il sangue matto”, di cui la stessa Lerro ha curato l’adattamento teatrale, è un’analisi dolorosa, ironica e profonda degli sconvolgimenti che ogni mese attendono ogni donna, dalla pubertà fino alla menopausa. “Dove sono finiti i giorni spensierati?” si chiede una delle protagoniste dello spettacolo. L’attesa delle mestruazioni amplifica le paure trasformandole in ossessioni, l’inquietudine incarna una mancanza: di un lavoro stabile, dell’amore vero, di un figlio, di una famiglia. Un argomento delicato, spesso censurato, ma che tocca la vita di tutti, uomini compresi. Un tema difficile da affrontare, ma necessario perché, come afferma una delle “voci” dello spettacolo, “l’unica strategia per sopravvivere e combattere la sindrome premestruale sia parlarne, prima di tutto con se stesse e poi con le altre donne”. La seconda arma a disposizione nella lotta agli estrogeni è l’autoironia, che “scioglie i nodi più stretti”. Ed è proprio con l’ironia e con il sorriso che le sei attrici protagoniste dello spettacolo ci accompagnano, con sensibilità e leggerezza, nelle vite di tante donne molto diverse tra loro. (PO / red)