Roma, 7 ott – Lo stato dell’arte dell’esperimento “DAMPE – DArk Matter Particle Explorer” a poco meno di un anno dal lancio del satellite dal deserto del Gobi. Si ritroveranno a Lecce, dal 10 al 12 ottobre nella sala conferenze del Rettorato dell’Università del Salento (piazza Tancredi 7, Lecce), i ricercatori che lavorano nell’ambito di questa importante collaborazione internazionale che studia la radiazione cosmica di alta energia grazie, appunto, a un satellite messo in orbita dal deserto del Gobi il 17 dicembre 2015, cuore di uno dei cinque progetti di missione spaziale nel programma di ‘Strategic Pioneer Program on Space Science’ della Chinese Academy of Science (CAS).
La scelta di Lecce non è casuale. Al progetto, infatti, partecipano anche scienziati dell’Università del Salento (Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio De Giorgi”) e della Sezione di Lecce dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), assieme alle Università di Ginevra, di Bari e di Perugia. Del gruppo salentino fanno parte i docenti Ivan De Mitri, Paolo Bernardini e Giovanni Marsella, del Dipartimento di Matematica e Fisica “E. De Giorgi”, e Antonio Surdo, ricercatore presso la sezione INFN di Lecce. L’attività di ricerca si sviluppa anche grazie al contributo di assegnisti, laureandi e dottorandi.
Oltre che nella costruzione del satellite, il ruolo del gruppo italiano è stato fondamentale nella fase di caratterizzazione delle prestazioni del rivelatore DAMPE, attraverso una vasta campagna di misure effettuate con fasci di particelle presso il CERN a Ginevra. I ricercatori sono ora in prima linea nelle attività di studio delle prestazioni del rivelatore e per la preparazione degli strumenti di analisi dati: “Dopo un breve periodo di test e calibrazione, si è potuto verificare che il rivelatore in orbita sta funzionando al meglio”, spiega De Mitri, “I primi risultati delle analisi dei dati trasmessi a terra stanno dimostrando le grandi potenzialità della missione, sia nello studio di varie caratteristiche delle particelle di origine cosmica, sia nella ricerca di possibili segnali imputabili alla Materia Oscura”.