“Riteniamo che il 15% dei giovani che utilizza internet a scopi sessuali non abbia più interesse alla sessualità reale. Non solo. Con il tempo questi giovani diventano degli indifferenti alla sessualità. Perché quella su internet è una sessualità soltanto visiva, che si spia dal buco della serratura, che non mette in attività tutti gli organi di senso – l’olfatto, il tatto, la consapevolezza dell’altra persona, l’equilibrio – e quindi alla fine è soltanto un gioco di scarsissimo rilievo per la costruzione della personalità, che porta alla noia”. Inoltre “nei nostri giovani c’è una riduzione nella produzione di spermatozoi, e un ragazzo su tre è a rischio infertilità”. Lo afferma l’endocrinologo Carlo Foresta, presidente della Società italiana di fisiopatologia della riproduzione e della Società italiana di andrologia e Medicina della sessualità, in una intervista al Giornale di Vicenza, nella quale afferma anche che “si ignora che il tumore del testicolo è il più frequente nel maschio fino ai 40 anni. Non c’è consapevolezza di questo, non ci sono campagne di informazione e non c’è la capacità dei giovani di eseguire un’autopalpazione, così come invece fanno le donne con il tumore alla mammella”. Sostiene quindi che oggi i giovani “sono persone sole, che hanno un’impostazione di vita nella fascia adolescenziale già programmata su tutti i punti divista, dall’asilo nido alla scuola, dal tennis al ballo all’inglese. Persone sole, che non hanno più contatto né con la famiglia reale né con gli amici, perché adesso internet e i social network hanno tolto anche la capacità di confronto e di dialogo tra coetanei. E per i maschi questa situazione è ancora più grave. Perché l’uomo non è portato all’intimità immediata con l’amico. Le donne hanno più capacità di dialogo tra loro. Il maschio è veramente solo. Ed è solo poi anche nell’età adulta”. Foresta inoltre rilancia le conclusioni di un suo studio, condotto in passato e che fece scalpore a livello internazionale, sulle strutture antropometriche di 2mila giovani con età media di 18,9 anni, nella quale si scoprì che, rispetto ai coetanei di 50 anni fa, “erano molto più alti, molto più nutriti, ma stranamente avevano, m media, una lunghezza degli arti più importante rispetto alla lunghezza del tronco”, “se c’è un’alterazione ormonale, soprattutto da parte degli ormoni testicolari, questa crescita è disarmonica e gli arti si allungano di più rispetto al tronco. Siamo, ovviamente, sul campo delle ipotesi, ma la più probabile è che i cambiamenti ambientali in atto influiscono in qualche modo sul sistema endocrino”. Lo scienziato consiglia quindi di “assumere degli stili di vita corretti: l’importanza dell’attività fisica, i rischi dell’obesità, gli effetti negativi del fumo e soprattutto della marijuana”. Si dice quindi “contrarissimo” alla legalizzazione della cannabis: “Un conto è la concessione del principio attivo come farmaco, un conto è dare la sensazione che questa accettazione significhi che non ci siano complicanze associate all’uso”. E sottolinea infine l’importanza del ruolo svolto dalla famiglia, dalla scuola e dal medico di famiglia evidenziando anche che “decisivo sarebbe riunire le persone più lucide della nostra società, mettendole in condizione di affrontare senza pregiudizi e in piena libertà, quali sono veramente le proiezioni del nostro vivere, e di proporre delle soluzioni”, è “indispensabile, se vogliamo uscire dalla stretta culturale e comportamentale, che sta soffocando il futuro dei nostri figli”. (Red, 10 ott)