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Roma: foto dall’esilio tibetano di Albertina D’Urso

it@withub.it by it@withub.it
21 Ottobre 2016
in Archivio speciali - Mostre, Pubblicazione
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 Si tiene fino all’11 dicembre, alla galleria fotografica Pariolifotografia, a Roma, la mostra “Out of Tibet” che presenta 20 fotografie di Albertina d’Urso dedicate alla religione e cultura tibetana. Negli ultimi dieci anni Albertina ha fotografato i profughi tibetani in molte zone dell’India (Karnataka, Sikkim, Darjeeling, Ladakh e Dharamsala e Bodhgaya), in Nepal, Taiwan, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia, Belgio, Olanda e Canada documentando la loro vita quotidiana e il profondo legame che mantengono con le proprie origini e tradizioni. Oggi, sparsi nel mondo, continuano a essere uno “Stato” con un primo ministro, un governo che nessun paese al mondo riconosce, una lingua ufficiale, simboli, tradizioni e soprattutto una guida spirituale, il Dalai Lama. In occasione della mostra viene presentato anche il libro “Out of Tibet” edito da Dewi Lewis Publishing.

(PO / red)

FIRENZE-TORINO; LE “CONFESSIONI” DEI MASBEDO

 “Handle with care” è il titolo del nuovo progetto di Masbedo, duo artistico composto da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, che da più di quindici anni coniuga arti visive, pratiche performative, coreografia, letteratura e musica entro un personale vocabolario artistico. Gli artisti sono stati invitati da The Classroom – Centro di arte e educazione du Milano –, a sviluppare con una mostra e un corso una riflessione sul tema della cura dell’immagine e del restauro nella cornice di un contesto specifico, che li ha visti attraversarle più prestigiose istituzioni italiane di restauro e conservazione scelte come luoghi di produzione e esposizione. “Handle with care” è il titolo del video realizzato in questa occasione all’interno dell’Opificio delle Pietre Dure in Firenze e il Centro Conservazione e Restauro di Venaria, che per la prima volta sono stati svelati dallo sguardo dell’arte contemporanea. A Firenze viene presentato uno spaccato dello studio degli artisti. Accanto al video, gli artisti scelgono di presentare anche una selezione materie prime con le quali sono soliti lavorare e che costituiscono spesso il DNA delle loro opere finite: piccole sculture, immagini ritagliate, installazioni, teatrini e oggetti di diversa dimensione. I Masbedo lavorano, dale 22 al 24 ottobre, utilizzando strutture di supporto e saranno ingaggiati in momenti live, seguiti da lezioni e testimonianze di ospiti invitati al corso. Il Centro di restauro e la Reggia di Venaria è invece il teatro di una mostra personale degli artisti, dal 28 ottobre al 15 gennaio, dove il video Handle with care dialoga con altre due opere dedicate all’analisi della presenza e assenza dell’artista e alla natura dello sguardo artistico. Un seminario chiude il progetto (dal 10 al 15 gennaio, realizzato in collaborazione con il Centro di restauro. Il progetto è accompagnato da una pubblicazione intitolata Diario psichico (Quodlibet, 2016), un libro confessione realizzato con gli artisti, che racconta le fasi preparatorie della mostra.

(red)

PARMA: OMAGGIO AL “TROVATORE”

“Tacea la notte placida” è il titolo della mostra, organizzata dalla Casa della Musica di Parma fino al 27 novembre, che  – in occasione di Verdi Off – accompagna Il Trovatore, una delle opere in cartellone, evidenziandone il legame storico con la città attraverso i materiali dell’archivio storico del Teatro Regio: documenti, fotografie, incisioni storiche, figurini e manifesti. Il percorso narra la storia delle rappresentazioni del Trovatore a Parma, dal suo debutto al Teatro Regio nel 1854, fino ad arrivare al Festival Verdi nel centenario del 2001, soffermandosi anche su alcuni momenti significativi per la città stessa come l’anno 1882, nel corso del quale, per promuovere la realizzazione di un monumento a Giuseppe Garibaldi, si scelse di rappresentare proprio Il Trovatore. Il percorso espositivo viene impreziosito dall’ascolto di rare incisioni discografiche, diffuse non solo attraverso le tecnologie sperimentali che rendono unico lo spazio della Casa del Suono, ma anche con un grammofono d’epoca, per consentire al visitatore di gustare l’opera in tutte le sue sfaccettature. La Fondazione Cariparma ha concesso in prestito gli otto bozzetti del “Trovatore” realizzati da Carlo Mattioli per il concorso di scenografia verdiana del 1951.

(red)

 

 

MILANO: MATHIEU, PADRE DELL’ASTRAZIONE LIRICA

 

 

La galleria Dellupi di Milano inaugura il nuovo anno espositivo con la mostra “Georges Mathieu. 1951 – 1969” dedicata, fino al 20 novembre, al padre dell’Astrazione Lirica. Luogo dell’esposizione il complesso residenziale progettato da Daniel Libeskind a CityLife, progetto di riqualificazione dell’area dell’ex fiera di Milano che, con le sue architetture d’autore, sta cambiando il volto della città. Georges Mathieu, nato a Boulogne-sur-Mer nel 1921, nel 1944 inizia a dipingere quadri “non attraverso strade formali, ma per la via spirituale”, come spiegherà egli stesso. Dal 1947, anno in cui si stabilisce a Parigi, prende parte al dibattito teorico, organizzando una serie di mostre e manifestazioni a favore di un’arte libera da tutti i vincoli e dagli schemi classici: l’Astrazione Lirica. Questa nuova espressività, gestuale, libera e informale, si porrà in netta contrapposizione con l’astrattismo geometrico, fino ad allora dominante, conferendo una totale priorità ai fenomeni puramente pittorici. Dal 1948-1949 l’artista si fa notare per la sua singolare applicazione del colore, direttamente dal tubetto: tecnicamente egli traccia le sue “scritture” spremendo direttamente il colore puro dal tubetto in maniera tale da poter dipingere e al tempo stesso disegnare, fissando rapidamente i suoi tracciati estemporanei sulla tela. Tale modo di stendere il colore, che viene ora affidato alla spatola, alle sgocciolature ed ai già citati tubetti, anticipa le soluzioni che di lì a poco avrebbe adottato Jackson Pollock.

(red)

 

 

MODENA: LE SCULTURE SONORE DI ZIMOUN

 

Si tiene a Modena, fino al 5 marzo, nell’ambito di Node festival (9-12 novembre), la prima mostra personale in un museo italiano del 39enne artista svizzero Zimoun, noto per le sue opere che uniscono sound art e architettura degli spazi. La mostra, dal titolo “605 prepared dc-motors, cardboard boxes”, coinvolge le cinque sale della Palazzina dei Giardini di Modena, ciascuna delle quali abitata da un’installazione meccanica costruita con materiali semplici – scatole di cartone, sfere di cotone, cavi di metallo, legno, etc. – e corredata da sistemi automatici che generano movimenti e rumori. Complessi organismi viventi in grado di abitare lo spazio in cui vengono allestiti per mezzo di un sottile e mai banale rapporto tra suono e volumetria circostante. Attraverso oggetti industriali di uso comune e costruzioni minimaliste, Zimoun esplora il ritmo meccanico, la tensione tra i modelli ordinati del Modernismo e la forza caotica della vita. Nel suo lavoro si riuniscono le competenze dell’ingegnere, dell’architetto, dell’artigiano, del ricercatore, dell’arrangiatore e del direttore d’orchestra. Autodidatta, ossessionato dalla semplicità degli oggetti, dai movimenti e dai suoni generati da essi, attraverso l’utilizzo volontario di titoli che descrivono le sue opere semplicemente come un elenco dei materiali e delle componenti meccaniche utilizzate, Zimoun realizza sculture sonore che richiedono all’osservatore uno sforzo di immaginazione, rendendolo attivamente partecipe nel completamento dell’opera stessa.

(red)

 

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