Roma, 26 ott – Le imprese manifatturiere italiane esportano in media il 34,7% del fatturato ma le differenze settoriali e dimensionali sono notevoli. I comparti della fabbricazione di altri mezzi di trasporto e della fabbricazione di macchinari e apparecchiature n.c.a. vendono all’estero prodotti per oltre la metà del fatturato (rispettivamente 54% e 53,8%). L’esposizione sull’estero aumenta poi all’aumentare della dimensione aziendale: dal 9,3% del fatturato nelle microimprese, al 18% nelle unità con 10-19 addetti, al 28% nel segmento con 20-49 addetti, al 41,1% delle imprese con 50-249 addetti, per giungere al 43,1% nelle grandi imprese (Tavola 4 in appendice – Imprese). E’ quanto emerge da un report dell’Istat sui risultati economici delle imprese nel 2014. Rispetto al 2013, la propensione all’export dell’industria manifatturiera diminuisce di 1,1 punti percentuali, con decrementi particolarmente elevati nei settori della fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-28,5 punti percentuali), della fabbricazione di altri mezzi di trasporto (-8,4 punti percentuali) e della fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (-6,6 punti percentuali). All’interno del settore manifatturiero si ampliano i differenziali di performance economica tra le imprese esportatrici e quelle orientate esclusivamente al mercato interno. Le imprese esportatrici, che hanno una dimensione media e una retribuzione lorda per dipendente più elevate, realizzano l’82,2% del valore aggiunto (81,7% nel 2013) e registrano livelli di produttività nominale del lavoro più che doppi rispetto a quelli delle imprese non esportatrici (rispettivamente 67mila 900 e 30mila 600 euro). Inoltre, gli investimenti per addetto delle imprese esportatrici sono in aumento del 12,3% sull’anno precedente mentre quelli delle imprese non esportatrici subiscono una diminuzione del 17,4%.
(red)