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Ustica, l’Irpinia e “Il Buio” secondo Bennardis

it@withub.it by it@withub.it
28 Ottobre 2016
in Archivio speciali - Libri, Pubblicazione
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“Ogni ferita può essere curata”. Anche la più tragica. Silvia è la più cara amica di Irene, e glielo dice con convinzione. La loro è una di quelle amicizie che riesce a raggiungerti negli angoli più profondi e intimi, con delicatezza e senza lacerare. Irene è la mamma di Flavio, che muore in un incidente stradale che non gli lascia scampo. Un lutto che la fa precipitare in un buio per lei impossibile da condividere, portandola ad allontanare le persone più vicine e, prima di tutti, suo marito Antonio, che incolpa della tragedia.  “Il Buio”, romanzo d’esordio di Francesco Bennardis edito da “Sensibili alle foglie”, è la storia di una ferita e della sua guarigione, raccontata con delicatezza e sensibilità. E’ la storia di un’amicizia che si ritrova e cresce, alleggerendo il peso di una difficoltà che soli sarebbe troppo difficile sopportare.Siamo nel 1980 e a pochi mesi di distanza dalla morte di Flavio, un aereo di linea precipita nei pressi di Ustica. Passano poche settimane ed esplode una bomba alla stazione di Bologna. A novembre, la terra trema in Irpinia, uccidendo quasi tremila persone. Il dolore della protagonista si intreccia a quello collettivo, offrendole, poco alla volta, uno spiraglio di apertura al mondo. Dopo il terremoto, Irene decide di partire verso quei luoghi flagellati insieme al marito, unendosi ai tanti volontari. Soccorrere chi sta vivendo quella tragedia diventa per lei un’occasione di salvezza. Il desiderio di aiutare, l’impressione di poter saldare un debito di vita, le restituiranno il coraggio di tornare a vivere. Metafora del dolore che precipita le persone nel buio, questo romanzo propone un percorso di condivisione per alleviarlo, invitando ciascuno di noi – sopravvissuto agli esili fili del destino – a considerare la solidarietà fra umani il più prezioso dei rimedi.

 

 

PREMIO STREGA RAGAZZI, ECCO LE DUE CINQUINE

Sono state selezionate le due cinquine finaliste alla seconda edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, promosso da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Strega Alberti Benevento SpA, Bologna Fiere-Bologna Children’s Book Fair e Centro per il libro e la lettura. Fra gli 88 libri candidati, 43 nella categoria di concorso +6, rivolta alla fascia di lettori dai 6 ai 10 anni, e 45 nella categoria +11, rivolta alla fascia dagli 11 ai 15 anni, il Comitato scientifico – presieduto da Tullio De Mauro e composto da Emma Beseghi (Università di Bologna), Pino Boero (Università di Genova), Ermanno Detti (“Il pepe verde”), Mena Ferrara (insegnante), Milena Minelli (libraia), Mara Mundi (bibliotecaria) e Riccardo Pontegobbi (“Liber”) – ha scelto:

 Categoria +6: Muschio (Il Castoro) di David Cirici; Quella peste di Sophie (Donzelli) della Contessa di Ségur; Maionese, ketchup o latte di soia (Camelozampa) di Gaia Guasti; Ulisse racconta (Einaudi Ragazzi) di Mino Milani; Maciste in giardino (Rizzoli) di Guido Quarzo.

Categoria +11: Ultimo venne il verme (Bompiani) di Nicola Cinquetti,  L’estate che conobbi il Che (Rizzoli) di Luigi Garlando; Nove braccia spalancate (Edizioni San Paolo) di Benny Lindelauf; Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi) di Guia Risari; Smart (Il Castoro) di Kim Slater.

“Il Premio Strega Ragazze e Ragazzi si affianca ad altre iniziative di promozione della lettura della Fondazione Bellonci come quelle che coinvolgono gli studenti delle scuole superiori nell’assegnazione del Premio Strega Giovani” spiega Tullio De Mauro, Presidente della Fondazione Bellonci. “Anche quest’anno i libri presentati e le due cinquine finaliste selezionate rispecchiano un’ampiezza e una varietà di storie e dei personaggi che consentirà ai nostri lettori più giovani di spaziare nella scelta delle proprie letture. Proprio questa ricchezza sarà messa al vaglio del loro giudizio: le alunne e agli alunni delle scuole elementari e medie di tutto il Paese avranno infatti l’occasione di leggere, confrontare e valutare libri scritti proprio per loro”.

 

 

COSI’ FUNZIONA “LA FABBRICA DELLA DEMOCRAZIA”

“La fabbrica della democrazia. Come comunica(re) il Parlamento”, da pochi giorni in libreria, è un libro di Laura Trovellesi Cesana, edito da Guerini e Associati, che si presenta come una narrazione, fruibile da lettori specializzati ma anche da un pubblico più vasto, dell’importanza decisiva ai fini della democrazia moderna, della informazione istituzionale, partendo dal fondamentale concetto che solo chi può far conto su una informazione completa è in grado di esercitare le sue scelte con piena consapevolezza. E di come le istituzioni, fungendo da fonte primaria, possono fare la loro parte nella cosiddetta ‘Società dell’Informazione’. Comunicare l’Istituzione quando tutto cambia e i tempi delle mutazioni sono veloci, è un’azione di grande responsabilità e insieme una sfida quotidiana: un’attività fondamentale se si tiene conto della distinzione che l’autrice fa tra informazione e comunicazione. Comunicare e informare, secondo l’autrice, non sono sinonimi, ma richiamano significati e filosofie addirittura antinomiche. Facendo leva su questa differenza, dunque, il libro propone un’analisi anti retorica, condotta attraverso parole-chiave come “fonte primaria” e “pluralismo delle fonti”, del ruolo del giornalista all’interno delle Istituzioni, con particolare riferimento al Parlamento, analizzando il significato della mediazione svolta dal professionista dell’informazione. Sei capitoli che compongono le 190 pagine del libro e il “lessico essenziale”, una sorta di glossario dell’informazione e della comunicazione istituzionale che si presta ad una lettura autonoma, capace di assolvere al ruolo di chiarificazione dei concetti non sempre semplicissimi di cui si alimenta la moderna comunicazione nei luoghi della politica, sono introdotti da una prefazione di Stefano Folli. Il libro coglie il valore del bagaglio deontologico e della responsabilità istituzionale che ne deriva riferito al giornalista che opera nelle istituzioni, esamina i principi costituzionali che ispirano l’esercizio dell’attività informativa, passa in rassegna assetti regolamentari, norme e prassi. “La fabbrica della Democrazia” attraversa la storia democratica dell’Italia utilizzando la chiave dell’informazione ” da dentro” le istituzioni, dagli albori della comunicazione istituzionale, che l’autrice fa risalire al 1951, con la nascita per volontà di De Gasperi della rassegna mensile “Documenti di vita italiana”, fino ai giorni nostri, al Senato tra “il non più” e il ” non ancora”.

 

NOVEMBRE SICILIANO CON “PAESAGGI DI MARE”

Con tre appuntamenti nel mese di novembre continua la rassegna turistico-letteraria Paesaggi di mare, il nuovo progetto itinerante all’insegna di letteratura, musica e teatro, che esplora la Sicilia attraverso cinque incontri culturali e cinque itinerari, partendo dalle città di mare, dalle suggestioni di grandi scrittori e dalle molteplici influenze culturali di Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi e Normanni. Dopo autori come Tahar Ben Jelloun, Marco Aime, Santo Piazzese e Gaetano Savatteri, il terzo incontro di Paesaggi di mare sabato 5 novembre 2016 vede protagonisti a Siracusa (Istituto superiore internazionale di scienze criminali, ore 17): lo scrittore e giornalista Matteo Collura, biografo di Leonardo Sciascia di cui è stato intimo amico; il critico d’arte Vittorio Sgarbi, opinionista e scrittore che vanta più di sessanta libri dedicati all’arte; il pianista e trombettista Dino Rubino, dalla precoce carriera artistica; l’attore di cinema e teatro Pippo Pattavina. Modera l’incontro Rosario Castelli, studioso di letteratura all’Università di Catania. L’appuntamento si aprirà all’insegna dello sguardo sul mondo di Giovanni Verga, con le sue parole «”l mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare”, e delle esplorazioni proposte dal libro Sicilia Sconosciuta. Itinerari insoliti e curiosi di Matteo Collura (Rizzoli, 2009). Linguaggi diversi ancora una volta si incrociano per raccontare lo spirito della Sicilia e per un confronto con il pubblico su temi attuali e da sempre al centro dell’identità dell’isola: l’accoglienza, lo scambio di culture ed esperienze, l’apertura verso nuovi popoli e tradizioni, la sensibilità all’integrazione. L’evento sarà l’occasione per presentare il terzo itinerario di Paesaggi di mare: I luoghi della memoria. Saline, tonnare, torri di avvistamento. Saline, tonnare e torri costiere in Sicilia e nel Mediterraneo da sempre sono riferimenti fondamentali per comprendere il rapporto tra uomo e mare. Tracce di storie antiche ma testimoni presenti della identità siciliana. Le saline si concentrano nella punta occidentale della Sicilia, tra Trapani e Mozia, dove Fenici e Cartaginesi svilupparono l’estrazione del sale dal mare. Il candore del paesaggio riflette la luce del sole che acceca e abbaglia. Ovunque le torri di avvistamento, costruite all’epoca di Carlo V e Filippo II, 119 silenti guardiani delle coste siciliane. Infine le tonnare, disseminate intorno all’isola (erano 80 nel XVII secolo), memoria di un passato che è anche contemporaneo, come nel caso del Museo nell’Isola di Favignana nell’Antica Tonnara Florio.

 

 

“UN ITALIANO VERO”, LA LINGUA SECONDO ANTONELLI

“Un Italiano vero. La lingua in cui viviamo” (Rizzoli 2016), è il nuovo volume di Giuseppe Antonelli che costituisce una sorta di breve compendio dell’evoluzione dell’italiano nell’era di WhatsApp, delle e-pistole, delle chat e dei social. Un testo agile e godibile dove si discorre di emoji, dialettismi, anglismi, espressioni alla moda. Al vaglio delle riflessioni la storia della nostra lingua, e in particolare quel momento di svolta nel primo Cinquecento dove si fondò la “Volgar lingua”, ovvero l’italiano corrente. Nel 1525, infatti, si dettarono le prime regole nel più celebre dei manuali sulla lingua italiana, le Prose della Volgar lingua di Pietro Bembo. Di recente è stato ritrovato l’esemplare con correzioni di mano dell’autore, testimone dei dubbi e delle riflessioni del nostro primo linguista; in questa occasione verrà presentata e illustrata la scoperta. L’italiano non è solamente la lingua che “parliamo”, ma è la lingua in cui viviamo, ogni giorno, ogni momento. E’ come l’aria che ci circonda: non ne siamo consapevoli fintanto che crediamo di conoscerla e utilizzarla al meglio. Ma non sempre è così. Giuseppe Antonelli, docente all’Università di Cassino e voce radiofonica del più riuscito programma sulla Lingua italiana (La lingua batte – Rai3) ci guiderà a capire come e perché è doveroso un uso più consapevole, maturo e divertente dell’italiano. Partendo dal presente, da quella grammatica d’uso che si è imposta sulle tante grammatiche di studio: perché la lingua è materia viva, in continua evoluzione e involuzione. 

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