Un incubo senza fine. Anche questa mattina, alle 8.56, una nuova forte scossa di terremoto ha colpito tra le Marche e l’Umbria. Il sisma, di magnitudo 4.7, ha avuto come epicentro la provincia di Macerata, tra Acqua Canina, Fiastra, Bolognola e Ussita, dove ci sarebbero stati nuovi crolli. Anche a Visso, dove la scossa si è avvertita con grande intensità, i terremotati sfollati hanno vissuto momenti di panico. Qui si trova anche Stefano Boni, uno degli psicologi chiamati con l’Associazione psicotraumatologica emergenze-Anpas Marche per aiutare le popolazioni terremotate a superare lo choc. E che, in una intervista al Quotidiano Nazionale, afferma: “Ci sono persone che sono arrivate al limite, dopo oltre due mesi di stress continuo” “uno stato di allerta continuo, la sensazione di sentire sempre il suono del terremoto: queste persone presentano i sintomi di una lunga esposizione a uno stato di emergenza”, “le persone che stavano recuperando una prospettiva di vita futura ora di nuovo si ritrovano nella confusione, nella rassegnazione, nella disperazione. Purtroppo i sintomi qui si amplificano per il prolungarsi dell’emergenza, sono sicuramente peggiorati dall’ultima scossa. Ci sono i segnali di un possibile consolidarsi di disturbi che si strutturano e hanno bisogno poi di cure adeguate”. Quali sono questi segnali? “Le persone piangono, hanno perso il sonno. Il problema principale di cui parlano è quello di aver perso la casa, una cosa che provoca uno stato di grande sofferenza, di dolore. Ci sono poi sintomi ascrivibili al fenomeno dell’intrusione: si portano dietro il suono del terremoto, continuano a sentirlo, vivono in uno stato di allerta costante. C’è un’ansia continuativa che a lungo andare logora la naturale capacità di ripresa”. Lo psicologo ancotenano spiega quindi come cerca di aiutare la popolazione attraverso l’intervento di “debriefing”, “basato sulla condivisione di un’esperienza traumatica”. E aggiunge che può intervenire anche con terapie specifiche come “quella chiamata Emdr, dalla sigla delle parole inglesi che stanno per desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari: è la tecnica che ha dato i migliori risultati per intervenire sui disturbi da trauma. Si tratta di far concentrare il paziente sul ricordo doloroso, facendogli seguire i rapidi movimenti delle dita, così si sblocca il cortocircuito che si crea nella mente. A Pieve Torina avevamo iniziato a metterla in pratica”. (1 nov – Red)