Negli ultimi venti anni il Sud ha perso 1 milione e 113 mila unità, la maggior parte dei quali concentrati nelle fasce d’età produttiva tra 25-29 anni e 30-34 anni, (23 mila unità). A questi si accompagna una perdita di popolazione di 2 mila unità nella fascia di 0-4 anni in conseguenza al flusso di bambini che si trasferiscono con i genitori. Anche nel 2015 continua l’esodo verso il Centro-Nord: nel 2014 si sono trasferiti dal Mezzogiorno in una regione centrosettentrionale circa 104 mila abitanti, mentre sono circa 63 mila quelli che si trasferiscono dal Centro-Nord al Mezzogiorno, in gran parte frutto dei rientri di chi ha concluso il proprio ciclo lavorativo. Le regioni con il saldo migratorio più alto sono la Campania (32 mila unità), la Sicilia (23 mila unità), la Puglia (19 mila unità) e la Calabria (13 mila unità). E’ quanto si legge nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi a Roma. (SEGUE)
CHI LASCIA IL SUD A lasciare il Sud sono ancora i soggetti più qualificati e dinamici: circa il 20%, ovvero 24 mila unità, hanno una laurea. Le quote più alte di laureati sul totale degli emigrati si registra in Puglia e Abruzzo, rispettivamente il 32,5% e il 32,1%. Nelle altre regioni del Mezzogiorno la quota dei laureati che si trasferisce al Centro-Nord è comunque sempre superiore al 25%. Il calo demografico è in parte compensato dal saldo migratorio dall’estero (+133 mila unità). La presenza straniera nel Mezzogiorno (800 mila unità) è molto modesta rispetto a quella nel Centro-Nord (circa 4,3 milioni), che ne trae maggiore beneficio nel riequilibrio della struttura demografica interna della popolazione: al Centro-Nord i residenti immigrati sono per la maggior parte all’interno della fascia con meno di 2 anni (19%), o tra i giovani in età lavorativa (22,6% all’età di 29 anni). Secondo le stime Istat il Mezzogiorno perderà entro il 2065 circa 4,2 milioni di abitanti, mentre il Centro-Nord ne guadagnerà 4,5 milioni al Centro-Nord.
(10 nov – red)
