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Un campionario
filosofico sulle
felicità italiane

it@withub.it by it@withub.it
11 Novembre 2016
in Archivio speciali - Libri
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Non è l’ennesimo libro sulla felicità, completo – come tanti altri che affollano le librerie – di istruzioni per l’uso. Risultato di un lungo lavoro e di un’intensa discussione tra filosofi di diverse generazioni, “Felicità italiane. Un campionario filosofico” (Il Mulino) non dà consigli per essere felici, né cerca di definire cosa sia la felicità. Si chiede invece dove la si cerca. In particolare, in quali ambiti la cercano gli italiani. In diciassette brevi saggi viene presentato un campionario, non esaustivo ma accuratamente selezionato, di ciò che oggi ci rende felici. Dall’amore alla religione, dalla moda alla politica, dal cibo allo smartphone, dalla casa agli psicofarmaci, per citare solo alcuni dei temi affrontati, il libro offre uno scenario prismatico delle nostre aspettative di felicità che, tra stereotipi e novità, si rivela non privo di sorprese. I curatori della raccolta sono Dimitri D’Andrea, docente di Filosofia politica all’Università di Firenze, Enrico Donaggio, docente di Filosofia della storia all’Università di Torino, Elena Pulcini, docente di Filosofia sociale al Dipartimento di Lettere e filosofia di Firenze, e Gabriella Turnaturi, che ha insegnato Sociologia all’Università di Bologna, (Caf)

“GARIBALDI A PISA” DI CRISTINA CAGIANELLI

“Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…”. Sono le celeberrime strofe di una fortunata canzone popolare ottocentesca ad aver fissato nella memoria collettiva di intere generazioni le conseguenze del drammatico scontro di Aspromonte che vide il generale Giuseppe Garibaldi fermato, a due anni di distanza dalla vittoriosa spedizione dei Mille, nella sua marcia verso Roma dai soldati del regio esercito italiano. Era il 29 agosto del 1862 e tra i boschi delle alture aspromontane si consumò un drammatico confronto tra le truppe regolari del neonato Regno d’Italia e i volontari garibaldini che, al seguito del generale, anelavano a conquistare una volta per tutte Roma, liberandola dal potere temporale del papato ed annettendola alla nuova Italia: scontro fratricida che si risolse, com’è noto, con il fatale colpo d’arma da fuoco che raggiunse il generale alla base dell’arto destro. Questi in sintesi i fatti, ma pochi, pochissimi, sanno cosa accadde, nei mesi successivi allo scontro, all’indomito generale: il trasferimento presso la prigione di massima sicurezza del forte del Varignano (La Spezia) dove ricevette le prime cure, la scarcerazione il 6 ottobre per effetto dell’amnistia seguita alle nozze della figlia di Vittorio Emanuele II, Maria Pia, con il re del Portogallo, e il successivo, risolutivo trasferimento a Pisa dove il generale approdò ancora gravemente sofferente per la ferita al piede l’8 novembre di quell’anno. Sul soggiorno del generale nella città toscana getta ora nuova luce il volume di Cristina Cagianelli, “Garibaldi a Pisa. Dall’Albergo delle Tre Donzelle alla foce dell’Arno” (Pacini Editore), che ripercorre fatti, luoghi e personaggi legati al soggiorno in città dell’eroe dei due mondi, ricostruendo la tormentata vicenda medica della sua celebre ferita che divenne un vero e proprio caso di studio per gli illustri luminari, anche stranieri, che vi si ebbero a confrontare. Il volume sarà presentato sabato 12 novembre alle 16 al Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina di Roma. Sebbene il trasferimento nella città toscana fosse stato consigliato per motivi essenzialmente climatici, è a Pisa infatti che l’acceso dibattito sorto attorno alla ferita del generale, se cioè la pallottola fosse o meno rimasta intrappolata nel piede con conseguente, concreto rischio d’amputazione dell’arto, si poté finalmente concludere con la decisione di intervenire chirurgicamente sul malleolo devastato: Pisa vantava infatti un ruolo importante nel panorama medico-scientifico europeo e fu in città che il generale fu liberato infine dalla presenza infetta del proiettile che metteva a rischio la sua stessa vita. L’uso della “sonda di Nélaton” (strumento innovativo messo a punto dal medico personale di Napoleone III) – uno dei primissimi esempi nella storia della medicina di esame diagnostico strumentale – consentì infatti non solo di avere certezza della presenza del proiettile tra i tessuti ma anche di stabilire la sua esatta localizzazione, garantendo così il successo dell’operazione. L’intervento venne effettuato in un ampio edificio tuttora esistente posto sul lungarno in corrispondenza dello Scalo del Carbone, noto all’epoca come Albergo delle Tre Donzelle, che ospitò l’eroe dei due mondi durante l’intero soggiorno pisano. Oltre a ricostruire la storia del palazzo e delle vicende mediche legate al suo illustre ospite, il volume ripercorre luoghi, monumenti, lapidi, oggetti ed opere d’arte che a Pisa si legano alla memoria dell’eroe dei due mondi sullo sfondo della sfortunata spedizione che, a due anni dall’impresa dei Mille, partì nuovamente da Marsala al celebre grido di “O Roma, o morte!”. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Oltre all’autrice, che rievocherà “Roma, il sogno di Garibaldi”, all’incontro interverranno Annita Garibaldi Jallet, presidente dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini (ANVRG), che tratteggerà brevemente “I fatti d’Aspromonte” e Rossella Fioretti, ricercatrice di storia del Risorgimento, che approfondirà i temi medici “Intorno alla celebre ferita”. Introduce e modera Mara Minasi, responsabile del museo.

“SOCRATE 2896”, DIALOGO TRA UOMINI E ANIMALI

Lucilla è una bambina del tutto speciale, Socrate è un toro maremmano di nove quintali dalle lunghe corna bianche. Hanno sette anni, sono cresciuti insieme e all’alba di domani la vita di entrambi cambierà. Questa è dunque la notte dell’addio, o forse di un nuovo inizio. A nome degli animali e della natura Socrate ha affidato a Lucilla un prezioso messaggio per l’umanità sbandata. A lungo ci hanno ragionato insieme, mentre, stagione dopo stagione, la loro amicizia si trasformava nel preparativo di una missione. Non va sprecato neppure un minuto, prima che sorga il sole, per ripassare quanto la piccola ambasciatrice riferirà all’uomo, offrendogli la luminosa chiave capace di mutare il suo destino. “Socrate 2896” (Bompiani) di Margherita D’Amico è un dialogo notturno tra due insoliti amici, un racconto filosofico sui legami tra uomini e animali, sulla catena dei viventi. L’autrice, Margherita d’Amico, scrittrice e giornalista, con Bompiani ha già pubblicato “Gulu. Quando Kony portò l’inferno”, “La pelle dell’orso”, “Rane, cavalli e altri adolescenti”, “Sette di noi” e “Storie di cinema (e d’altro)”.

“LA GIRAVOLTA DI LORIS” DI CARLO ZANNETTI

In libreria e in formato ebook “La giravolta di Loris” (Giovanelli Edizioni), il nuovo romanzo di Carlo Zannetti che racconta di ragazzini, di pericolosi delinquenti e di uomini ricchissimi ma pieni di rimorsi. Il libro nasce dai pensieri dell’autore, dalle sue esperienze giovanili e dalle riflessioni realizzate in età ormai adulta. Un cominciare a guardare indietro per esplorare ed esaminare tutti gli incontri fortuiti che si sono succeduti nel corso della sua vita. Il suo itinerario esistenziale avrebbe potuto subire qualche variazione? I criminali nascono così o diventano così? L’amore è stato così determinante? I danni provocati dalle persone che hanno calpestato i suoi sentimenti si sono poi rivelati elementi utili? Ed il silenzio? Il silenzio, che risveglia la coscienza, sembra essere il vero filo conduttore della storia, perché riesce a legare alcune persone così diverse e lontane tra di loro. Infatti è proprio il silenzio, che insegue la fantasia di un giovane adolescente, che risveglia la coscienza di un criminale e che infine riesce a dare la forza necessaria ad un uomo anziano, ricco ed innamorato, che è costretto a fuggire da un ospedale, contro il parere dei medici. Nel libro si parla anche del grande amore per tutti gli animali dell’autore. Carlo Zannetti, emiliano di origine, inizia il suo percorso artistico nel 1976. È musicista polistrumentista professionale, autore, scrittore ed animalista. Vanta una profonda competenza nel campo musicale e della tecnica strumentale che gli ha consentito di raggiungere elevati livelli professionali, di calcare numerosissimi palcoscenici importanti e collaborare, anche in qualità di direttore artistico qualificato, con i più grandi nomi della musica italiana e non. Carlo Zannetti ha all’attivo un altro libro dal titolo “Il paradiso di Levon” (Edizioni Anordest) uscito nel 2015, accolto favorevolmente dal pubblico e gratificato da numerose e positive recensioni.

RAI ERI: “SIGNORI DEL VINO” DI MASI E TOLFA

In tutte le librerie disponibile il volume “Signori del vino” di Marcello Masi e Rocco Tolfa, edito da Raieri. I Signori del vino comandano solo sulle loro vigne e sulle loro cantine, ma hanno un potere straordinario: quello di diffondere cultura, benessere e sviluppo, e di fare grande il Paese. In questo libro, due giornalisti curiosi e appassionati vanno a caccia delle grandi storie che si nascondono dentro le cantine dei migliori produttori italiani, ognuno dei quali offre una scintilla originale e colta, una scoperta. È così che un’immensa ricchezza immateriale, fatta di competenze, tradizioni e profonda umanità, diventa economia in espansione. È così che la costante ricerca e la caparbietà di uomini straordinari ci consegnano ogni anno prodotti unici. Un racconto pieno di colori, profumi, persone, che vuole rivolgersi non solo agli esperti, ma anche a chi il vino lo apprezza e vuole capire le emozioni che suscita. Marcello Masi, vicedirettore dell’Offerta Informativa della Rai e conduttore di “Linea Verde”, è stato direttore del Tg2 dal 2011 al 2016. Ha ricevuto il riconoscimento di Master sommelier onorario AIS 2007 e nel 2008 è stato riconosciuto come miglior comunicatore al mondo del Vino, WSA. Targa d’oro Assoenologi nel 2009, insegna Comunicazione del vino presso l’Università della Tuscia. Rocco Tolfa, è vicedirettore del Tg2. Nel 2015 ha ricevuto il diploma di Assaggiatore Onav. Sommelier FISAR dal 2016, nello stesso anno ha conseguito il Bibenda Executive Wine Master presso la Fis. Insegna Comunicazione del vino presso l’Università della Tuscia.

LA LEGGENDA NERA DEI TEMPLARI DI BARBARA FRALE

La storia di un mito può essere ancora più interessante della storia che il mito racconta… Soprattutto se la storia è quella leggendaria dei Templari: è il presupposto da cui parte Barbara Frale in “La leggenda nera dei Templari” (Laterza). Nell’anno 1099 i crociati venuti dall’Occidente conquistano Gerusalemme e fondano un regno cristiano nella Città Santa. Pochi anni dopo il re di Gerusalemme patrocina la formazione di una milizia religiosa, un corpo di combattenti che dovranno difendere i pellegrini in viaggio verso i luoghi santi. E sposta il quartier generale di questo corpo scelto presso il luogo più carismatico di Gerusalemme: le rovine del Tempio del Signore, quello edificato duemila anni prima da re Salomone con l’aiuto del leggendario architetto fenicio Hiram. Circonfuso da un’aura di leggenda sin dalle sue origini, l’ordine dei Templari conosce un’espansione incredibile che lo porta a diventare una vastissima multinazionale finalizzata alla difesa della Terrasanta. I Templari non sono soltanto gloriosi combattenti, sono anche abilissimi banchieri che gestiscono la tesoreria di vari regni cristiani. Il loro successo incrementa la leggenda che li circonda, e quando nel 1307 il re di Francia Filippo IV detto il Bello li accuserà di eresia con l’aiuto dell’Inquisizione, la storia si tingerà di toni oscuri. Sciolto da papa Clemente V nel 1312, l’ordine dei Templari non avrebbe mai smesso di affascinare il mondo e di vivere nella leggenda postuma, rinnovandosi nei secoli in forme diverse, fino alle pagine de Il codice da Vinci di Dan Brown. Ma cosa ha permesso a questo mito di non estinguersi, anzi di trarre forza dal trascorrere del tempo accrescendosi di dettagli nuovi?

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