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Esame di abilitazione
per fare il deputato?

it@withub.it by it@withub.it
17 Novembre 2016
in Opinioni, Opinioni HP, Opinioni HP Interna
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Una proposta di legge del deputato Tancredi Turco, presentata ad ottobre 2016, farà certamente discutere. Si propone, un meccanismo “per cui ai candidati e futuri parlamentari sia richiesta una sorta di abilitazione e cioè la dimostrazione, attraverso un’apposita prova da sostenersi nelle sedi della regione di competenza in tutta Italia con cadenza annuale o semestrale, di poter svolgere, in caso di elezione, il proprio compito adeguatamente”. “Si chiede pertanto al candidato di dimostrare la propria capacità di saper leggere, comprendere e interpretare una legge o un atto normativo, oltre che di avere un’adeguata conoscenza di quelle materie e questioni che rientrano abitualmente nell’attività di un parlamentare (economia, sistemi politici) nonché di avere una buona cultura generale (storia, religioni, cultura, geografia)”.  

Nel testo della proposta si legge anche che “non si tratta di un selettivo che prevede un cosiddetto numero chiuso o il possesso di un particolare titolo di studio ma di una semplice abilitazione che attesti la maturità e le qualità dell’aspirante parlamentare.” Ma è realmente così? Se si vanno a vedere le materie che vengono proposte come minimo serve una laurea in Giurisprudenza o Scienze politiche. Nel testo della proposta si legge: “Non possono essere candidati in qualsiasi elezione regionale o politica, e non possono comunque ricoprire alcuna carica derivante dalle stesse elezioni, fatte salve le altre disposizioni di legge che fissano ulteriori requisiti di eleggibilità, coloro che non abbiano superato con profitto l’esame per l’abilitazione all’elettorato passivo e che siano in possesso di tale abilitazione al momento della propria candidatura.   

L’esame per l’abilitazione all’elettorato passivo verte sulle seguenti materie: diritto civile e commerciale, diritto costituzionale, diritto penale e di procedura penale, diritto amministrativo, diritto internazionale pubblico, diritto del lavoro, economia politica, politica economica e politica economica dell’Unione europea, storia moderna, storia contemporanea, geografia, organizzazione e gestione aziendali, informatica e una lingua straniera a scelta tra inglese, francese, spagnolo o tedesco.  

L’esame per l’abilitazione prevede le seguenti fasi: a) prova oggettiva attitudinale; b) prova oggettiva tecnico-professionale; prova finale orale. La prova oggettiva attitudinale consiste in una serie di quesiti a risposta multipla e mira ad accertare il possesso da parte del candidato delle attitudini e delle capacità di base necessarie per acquisire e per sviluppare la professionalità richiesta”.

Poi vi sarà una prova oggettiva tecnico-professionale ed una prova orale. Secondo il proponente “l’abilitazione all’elettorato passivo cessa di diritto dopo 5 anni dal suo conseguimento, e può essere ottenuta nuovamente previo superamento di un nuovo esame per l’abilitazione.” 

E’ una professionalizzazione della politica, che aprirà le porte solo ad una cerchia molto ristretta di persone. Certo, non è che oggi le cose funzionino bene, anzi. Ma è questo il modo corretto per risolvere il problema?

(da agoravox.it )

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