(17 novembre 2016) “La soddisfazione più grande è trasformare quello che è visto in molti paesi del mondo come uno stereotipo in un aspetto culturale, un’abilità linguistica fondamentale per comprendere l’Italia e gli italiani. La maggior parte dei non italiani provenienti da paesi poco avvezzi alla comunicazione non verbale comprendono poco o nulla della nostra gestualità e vedono tutto questo movimento come pura esuberanza e come un aspetto folcloristico. Quello che faccio ad ogni incontro è dimostrare che stiamo parlando di uno dei codici linguistici più articolati e affascinanti al mondo”: Luca Vullo (www.lucavullo.it, presente su Facebook , Twitter , Instagram ) è appena reduce dal successo della prima parte del suo tour negli Stati Uniti, chiusa alla Santa Clara University dopo essere stato ospite dell’Istituto Italiano di Cultura di Chicago e di altre prestigiose università della città (Loyola, Illinois e De Paul). Tra documentari e workshop, al pubblico della West Coast il regista e autore ha illustrato i segreti della gestualità italiana (proseguendo il percorso iniziato nel 2011 con la docufiction “La voce del corpo”) e la nostra emigrazione contemporanea (la sua ultima produzione è il documentario intitolato “Influx” sull’emigrazione italiana nel Regno Unito), in attesa di nuovi appuntamenti negli Usa già all’inizio del 2017. “Superato lo stupore subentra il fascino e la curiosità di sapere di più ma anche la voglia di imparare a leggere e ad usare meglio la gestualità italiana per aiutarsi nella comunicazione – racconta -. Io mi limito a presentare loro questo codice linguistico in modo piacevole, fresco e divertente e francamente il risultato è garantito”. Un codice che può generare diverse “incomprensioni” con gli stranieri: “Nonostante molti riescano ad imitare e riprodurre i gesti italiani nel 90% dei casi non ne conoscono il significato – spiega Vullo -. Il gesto più famoso è di certo quello del ‘che cosa vuoi?’, o ‘cosa stai dicendo?’. Quando scoprono che a seconda del discorso e del contesto, oltre che dell’espressione del viso, lo stesso gesto può assumere molti significati, restano shockati. L’altro gesto che vedo riprodurre spesso è quello del buono riferito al cibo, con la roteazione del dito sulla guancia e in quel caso mi diverto sempre a dimostrare quante cose riusciamo a comunicare solamente con il movimento di un dito”. Tra l’evoluzione della gestualità e quella della lingua italiana, specie tra le giovani generazioni, c’è un rapporto molto stretto: “Dialetto e lingua sono strettamente connessi con la gestualità – sottolinea il regista -. Chiaramente oggi è in corso un grande cambiamento dovuto all’utilizzo delle nuove tecnologie e all’influenza dei film e delle serie tv. Un caso eclatante per me è stato lavorare con le scuole medie di Bologna. È stato incredibile constatare che nessuno degli studenti utilizzava più la gestualità tipicamente italiana ma erano tutti influenzati da quella americana. Io li ho riportati a riscoprire i gesti dei genitori e dei nonni che avevano lasciato in archivio. È stata un’esperienza ‘old style’ ma importante per riscoprire le proprie origini. Non dimentichiamo anche l’influenza dell’educazione familiare e sociale di una certa parte dell’Italia che spesso vieta l’utilizzo della gestualità considerato come elemento volgare e popolare usato dal basso ceto sociale”. Nei recenti Stati generali della Lingua italiana svoltisi a Firenze è stato messo in luce come l’italiano sia la quarta lingua più studiata al mondo: dal suo osservatorio speciale, Luca Vullo percepisce un crescente interesse per il nostro Paese e per la sua cultura: “Lavoro molto con le Università e le scuole in diverse parti del mondo e noto quanto amore e interesse c’è per la lingua italiana. E’ considerata una delle lingue più belle al mondo e tutti adorano la sua musicalità. Il nervo scoperto è la sua utilità per il mondo del lavoro. Infatti a parte alcuni settori specifici legati all’insegnamento, turismo, arte e cultura, mediazione culturale e traduzioni gli sbocchi professionali per chi studia italiano non sono moltissimi. Questo punto non stimola di certo gli studenti che sono spinti dalla nostra società contemporanea a trovare un lavoro per fare soldi più velocemente possibile senza pensare alle cose che ci piacciono e ci nutrono l’anima. Credo che bisognerebbe lavorare molto in questa direzione per incentivare ancora di più lo studio della nostra meravigliosa lingua”. (Roc)