Roma, 18 nov – Lʼintegrazione degli italiani arrivati dal 1950 fino agli anni Ottanta a rinforzare i ranghi degli operai della siderurgia in Lorena. Come si è passati dalla fobia per gli italiani al consenso generalizzato per questa immigrazione? Se lo chiede il regista Rémy Batteault in “Lorena. Una storia italiana” che Rai Cultura propone domani, alle 21.10, su Rai Storia. A fare da filo conduttore sono le storie di adolescenti, attraverso le quali capire perché gli Italiani del nord in un primo tempo e dal sud successivamente siano arrivati in questa regione industriale di confine, vivendo la duplice dimensione francese e tedesca. Alexandre, Nicolas, Dorian, Maeva frequentano il liceo bilingue Alfred Mézières de Longwy. Almeno uno dei genitori di questi adolescenti è di origine italiana. Cosa significa per loro? Cosa rappresenta il paese dei loro avi? Un gradevole luogo per le vacanze o qualcosa di più? Sia in classe che in famiglia, in città o in Italia le domande di questi giovani trovano risposte dai diversi interlocutori che incontrano nel film. Come l’ex ministro della Cultura francese, Aurélie Filippetti che interviene nel documentario proprio come rappresentante della presenza italiana nella regione. Suo padre, Angelo Filippetti, sindaco in Lorena, viene da Gualdo Tadino, in Umbria, dove ha promosso la nascita del museo dellʼemigrazione e da cui moltissimi abitanti sono partiti per la Lorena. Ma, tra passato e presente, i giovani protagonisti del documentario si confrontano anche con lʼarrivo quotidiano, in Sicilia, di nuovi immigrati provenienti dal sud del Mediterraneo.
(red)