(28 novembre 2016) Dalla lotta per l’acqua, l’università e la scuola pubblica a quella per l’informazione critica; dalle battaglie contro il precariato e per un lavoro di qualità a quelle contro lo scempio e il consumo del territorio; dalla lotta contro la privatizzazione della rete internet a quella contro le grandi opere: i beni comuni non sono una merce declinabile in chiave di avere. Sono una pratica politica e culturale che appartiene all’orizzonte dell’esistere insieme. Ce ne parla Ugo Mattei nel libro “Beni Comuni”: il testo teorizza i beni comuni come riconquista di spazi pubblici democratici, fondati sulla qualità dei rapporti e non sulla quantità dell’accumulo. Il volume verrà presentato giovedì 1 dicembre (alle 18) a Stoccolma (ABF Huset, Stockholm, Room Palme): l’appuntamento è stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura della città in collaborazione con Balder Förlag. Mattei parlerà di alcune tematiche del suo libro insieme a Lars Hermansson, traduttore svedese di “Beni Comuni”. Nel libro il professore di Diritto Civile e Diritto Comparato indaga le modalità secondo cui il concetto di “comune” è cambiato dal medioevo fino a oggi e mostra come i bisogni e gli interessi di uomini e donne restino schiacciati nella caccia al profitto fra gli Stati e gli attori privati. Il saggio è stato scritto in forma di manifesto e ha sollevato un acceso dibattito sia in Italia che nel resto d’Europa grazie alla sua appassionata e precisa difesa del terreno demaniale e delle nostre risorse comuni. (red)