Gli italiani hanno detto di no. La riforma costituzionale voluta dalla maggioranza è stata bocciata dal referendum confermativo, in cui appunto la percentuale di NO è stata piuttosto alta, che sfiora il 60%. Molto alto il dato dell’affluenza, che ha toccato il 70% per una consultazione per la quale non era previsto il quorum e che, a partire dalla campagna elettorale, aveva ben presto travalicato il significato della riforma della Costituzione assumendo i contorni di un vero e proprio scontro politico.
RENZI LASCIA. Il premier Matteo Renzi poco dopo la mezzanotte ha parlato, riconoscendo la sconfitta e annunciando le proprie dimissioni: “Avevamo una chance semplice e chiara di cambiare e non ce l’abbiamo fatta. C’è rabbia, delusione e amarezza, ma mi assumo la responsabilità della sconfitta. Andiamo via senza rimorsi, dopo mille giorni che sono volati: l’esperienza del mio governo finisce qui, non si può far finta di rimanere incollati alle poltrone che volevamo cancellare. Domani pomeriggio riunirò il Consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale a rassegnare le mie dimissioni. In bocca al lupo a chi ha vinto, a loro ora spetta la responsabilità di una proposta di cambiamento”.
IL FUTURO. Ora spetta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la prossima mossa: affidare il nuovo incarica a un’altra personalità della maggioranza attuale (si parla dei ministri Piercarlo Padoan, Graziano Delrio, Dario Franceschini o del presidente del Senato Pietro Grasso) oppure indire elezioni anticipate, la soluzione auspicata dalle opposizioni, Lega Nord e Movimento 5 Stelle in testa.
IL VOTO ESTERO. Sono stati 1,2 milioni gli italiani residenti all’estero che hanno votato per corrispondenza per il referendum sulle riforme costituzionali. Il dato, calcolato in base alle distinte dei plichi trasmesse dagli uffici consolari, certifica una percentuale di votanti ufficiale del 31,33% in linea con quella delle ultime elezioni politiche (31,59%). Secondo la Corte d’Appello, nonostante le polemiche della vigilia le operazioni di invio e presa in carico dei plichi si sono svolte regolarmente. In Europa ha votato il 34,28% degli aventi diritto, in America del Sud il 25,88%, in America Centrale e settentrionale il 32,09%, in Africa, Asia, Oceania e Antartide il 33,01%. (Sis – 5 dic)
I DATI DEFINITIVI. Stravince il No in Italia ma non all’estero, dove al contrario è il Sì a farla da padrone assoluto, con il 64,7% delle preferenze (contro il 35,3% del No). Alla fine il risultato del referendum istituzionale (Italia ed estero) ha invece fatto registrare la sconfitta del Sì con il 40,8% contro il 59,1% a favore del No. Restando al voto espresso dai nostri connazionali all’estero, a favore della riforma Boschi sono andati 722.672 voti mentre il No si è fermato a 394.253. Complessivamente, nelle quattro ripartizioni (Europa, America settentrionale e centrale, America meridionale e Africa Asia Oceania Antartide) gli elettori erano 4.052.341. Va detto che al contrario che in Italia, la partecipazione al voto ha fatto registrare livelli decisamente più bassi: si è infatti espresso poco più di 30% dell’elettorato contro il 68,48% dell’Italia. Nella penisola il No ha vinto ovunque, da Nord a Sud, con l’eccezione di due regioni (Toscana ed Emilia-Romagna) e una provincia autonoma (Bolzano). Soprattutto al Sud e nelle isole, il divario tra i pro e i contro la riforma costituzionale è stato netto; per fare qualche esempio, il no ha vinto con il 70,6% a Caltanissetta, il 71% a Nuoro, il 72,2% a Palermo e Siracusa, il 73% a Cagliari e Oristano, addirittura con il 74% a Catania. in Calabria, Puglia e Basilicata si attestano mediamente sul 70% mentre Napoli ha premiato il No con 68,3%. Per quanto riguarda il Sì, i fan della riforma costituzionale si sono tolti qualche soddisfazione, come detto, solo in Toscana ed Emilia-Romagna, nonché in provincia di Bolzano. Da segnalare anche la vittoria del Sì a Milano con il 51,1% dei voti (a livello provinciale però il No si è imposto con il 52,62%). A Firenze, i Sì sono stati il 56,3% (e si è imposto anche nei comuni di Siena con il 55,5%, Arezzo 50,8%, Prato 55,3 %, Pistoia 52,9 %). Sì in testa anche a Bologna con il 52,2% (vince pure a Reggio 51,8%, Modena 55,8%, Ravenna 50,9% e Forlì 53,6%), mentre nella provincia di Bolzano ha ottenuto il 63,9% (ma non in città, dove ha preso il 49,9%). Per quanto riguarda le altre grandi città, a Roma il No si è imposto con il 59,4%, a Torino con il 53,6%, a Genova con il 59%. Nel Nord-Est, in media, il No ha toccato e superato spesso la soglia del 60%. Per quanto riguarda le principali città dell’area, il No ha vinto a Padova 52,9 %, Verona 54,3 %, Venezia 59,1 %, Vicenza 56,5 %. (red – 5 dic)