Il primo passo è fatto: il governo Gentiloni ha ottenuto la prima fiducia, quella della Camera, con 368 voti a favore e 105 voti contrari al termine di una lunga giornata di dichiarazioni e scambi di accuse. E da oggi c’è una certezza in più: pur essendo davvero per molti aspetto “un governo fotocopia” di quello di Renzi, come evidenziato da molti all’opposizione, la sua strada sarà più stretta (oltre che più corta) di quella del suo predecessore. Più corta perché, come ha detto lo stesso capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato, “ora non ci vogliamo impantanare sulla legge elettorale: ci vuole equilibrio, disponibilità e lealtà da parte di tutti i gruppi. E nessuno deve pensare di utilizzare la discussione sulla legge elettorale per far durare questo governo un solo giorno in più del necessario”. A maggior ragione perché, ammette lo stesso Rosato, “questo non è il governo che volevamo, avevamo un’altra proposta politica: che ognuno si assumesse le proprie responsabilità. Ma questo ovviamente non è stato possibile, proprio per mancanza di responsabilità”.
I NUMERI AL SENATO – Ma se il governo Gentiloni rischia di non arrivare a fine legislatura, il pericolo è anche sui numeri: nessun problema alla Camera, ma al Senato ci sarà da verificare di volta in volta l’eventuale appoggio di Ala e Scelta Civica, o per semplificare i cosiddetti ‘verdiniani’. I quali, come già annunciato ieri, non hanno votato la fiducia al governo non avendo ricevuto alcun incarico ufficiale: “Noi di Scelta Civica e Ala non partecipiamo al voto – spiega infatti Enrico Zanetti, di Scelta Civica, ex sottosegretario – perché significherebbe dover scegliere tra una sfiducia che non intendiamo e una fiducia che però suppone una comprensione di certe dinamiche che invece non comprendiamo. Il nostro appoggio sui singoli provvedimenti naturalmente ci sarà, ma non ci considereremo parte integrante della maggioranza”. (Sis – 13 dic)
