Il fenomeno della percezione del colore è stato molto studiato sia dalla scienza che dall’arte, la quale in particolare ha spesso attribuito significati trascendentali, quasi metafisici, alle sue infinite tonalità. Nel corso dei secoli, per prima la pittura e in seguito la fotografia hanno scandagliato tutte le potenzialità della luce riflessa per descrivere sensazioni e stati d’animo. Una ricerca protagonista della mostra “Colors” di Paolo Gotti, fino al 31 gennaio nel passaggio coperto di Corte Isolani a Bologna, che rende omaggio all’arte del passato, tendendo un filo sottile ma significativo tra fotografia e pittura: da Hans Hoffmann ad Edward Hopper, da Vincent Van Gogh a Pierre-Auguste Renoir. Molti altri sono gli artisti presi in esame da Paolo Gotti, di ognuno dei quali il fotografo bolognese ritrova una traccia “a posteriori” nelle proprie opere fotografiche, anche se l’intero progetto si può riassumere nell’opinione di Pablo Picasso, per il quale “tutto ciò che puoi immaginare è reale”.
ROMA: GUERRE STELLARI AL VITTORIANO
Fino al 29 gennaio il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma ospita la mostra dedicata all’affascinante universo di Guerre Stellari, un mito assoluto che ha incantato tre generazioni dal 1977 a oggi. Oltre 1000 pezzi tra modellini, action figures e stampe d’epoca – alcune esposte per la prima volta in Italia – raccontano ai visitatori le scene e i personaggi più indimenticabili di un mondo che ancora oggi seduce e appassiona a livello globale. “Guerre Stellari – Play. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni” si focalizza sull’aspetto ludico della leggendaria narrazione, utilizzando una selezione attinta dall’infinita produzione – partita nel 1977 – di merchandising a marchio Kenner (ora Hasbro) e che Fabrizio Modina, curatore della mostra e uno dei massimi collezionisti mondiali di toys fantascientifici, mette a disposizione del grande pubblico. Ai più classici toys sono affiancati rarissimi pezzi vintage da collezione quali costumi, accessori, caschi e armi che, in scala reale, ricostruiscono con accurata presenza scenica quell’universo di valori e stereotipi che sono andati oltre il cinema per divenire icone universali.
ROMA: LA RISCOPERTA DI ARTURO DAZZI
A cinquant’anni dalla scomparsa di Arturo Dazzi (1881-1966) si tiene al Casino dei Principi di Villa Torlonia, a Roma, fino al 29 gennaio, la mostra “Arturo Dazzi 1881 – 1966, Roma – Carrara – Forte dei Marmi” che racconta l’artista attraverso i legami privilegiati che instaura e coltiva nell’arco della sua vita con tre città italiane: Carrara, città natale e della formazione, Roma alla quale l’artista dovrà popolarità e successo e Forte dei Marmi, il “buen retiro” dove l’esponente di spicco del nuovo classicismo scultoreo del ‘900, lavorerà ad alcune tra le sue più importanti opere monumentali e dove, infine, si scoprirà pittore (“La Versilia che mi fece diventare pittore”, aveva scritto Dazzi nell’auto-presentazione della Quadriennale Romana del 1935). Tra le tre città, sarà dunque proprio la Capitale ad ospitare la mostra con cui la Fondazione Villa Bertelli desidera riportare all’attenzione nazionale una collezione di opere oggi custodite in Toscana e parte della produzione più intima e privata di Dazzi. Il Casino dei Principi di Villa Torlonia apre le porte a circa 60 opere dell’artista, tra sculture, gessi, dipinti e disegni. Il nucleo principale dell’esposizione è di proprietà del Comune di Forte dei Marmi, a cui le opere sono state donate nel 1987 dalla vedova Dazzi.
MASSA: FEMMINEO SCOLPITO
Donne giovani e attraenti, adagiate su morbide poltrone o in piedi, nude o abbigliate di minigonne e abiti succinti, con una sensualità garbata ed elegante, mai banale. Sono 21 le sculture in terracotta, alcune alte oltre un metro, della mostra “Amore sacro amore profano” di Marco Cornini aperta fino all’8 gennaio a Palazzo Ducale di Massa. Un percorso espositivo dedicato al mondo femminile e che rappresenta una sintesi degli ultimi 10 anni di attività di questo sculture controcorrente che vive e lavora a Milano realizzando le sue opere in un’antica fornace alla periferia della città. Uno scultore che utilizza come materiale privilegiato se non esclusivo, la terracotta, mostrando una straordinaria coerenza e fedeltà ad un mezzo espressivo antichissimo ma spesso considerato “minore” nell’ambito dell’arte contemporanea. “I suoi modelli femminili sono perdenti perché straordinariamente vincenti – spiega il curatore Mauro Daniele Lucchesi -, i volti ‘duri’ delle protagoniste non promettono un futuro aldilà della durata del loro aspetto. Le modelle sono bellissime ma questo non basta. Ansiose e insicure giungono all’ultima vibrazione della terracotta che quasi rimettono alla prova la forma compiuta che le ha modellate, donne o forse prostitute, angeli o demoni da qui il richiamo al titolo “Amore sacro, amore profano”.
PERUGIA: L’UMBRIA E IL CINEMA
In Umbria si è compiuta una parte non trascurabile della storia del cinema italiano e non solo. Con pellicole e fiction televisive popolarissime, film di ricerca e importanti produzioni. E una grande mostra a Palazzo Baldeschi al Corso, a Perugia, fino al 15 gennaio, “L’Umbria sullo Schermo. Dal cinema muto a don Matteo”, racconta una consuetudine, quella tra Umbria e cinema, che inizia da lontano, esattamente dal 1898, quando l’invenzione dei Lumière non aveva che pochissimi anni di vita. E’ proprio all’origine del cinematografo che la British Mutoscope & Biograph Company documentava in quel di Orvieto la Corpus Christi Procession. Dario Argento, Pupi Avati, Mario Monicelli, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli, Roberto Benigni, Alberto Sordi e Carlo Verdone, Mickey Rourke e Peter Ustinov. Ma anche Rodolfo Valentino e, naturalmente, Monica Bellucci. Nomi e volti che testimoniano, tra i tanti, l’Umbria come set di grandi produzioni cinematografiche e televisive.