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“Arborea”: monumenti
vegetali a Trento

it@withub.it by it@withub.it
13 Gennaio 2017
in Archivio speciali - Mostre
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Nasce da un progetto della Fondazione Federica Galli – istituzione nata per volere testamentario dell’artista cremonese, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana che ha fatto del segno e della natura i suoi tratti distintivi – la mostra “Arborea” che, al Muse di Trento, fino al 12 febbraio, vede dialogare i monumentali alberi incisi ad acquaforte dalla Galli, scomparsa nel 2009, con i colossi naturali fotografati di Beth Moon (1956) che li eterna attraverso la particolare tecnica della stampa al platino palladio. Tempo, memoria e natura sono i temi centrali delle loro opere, un poetico filo conduttore che unisce tutti i più importanti “monumenti verdi” esistenti al mondo testimoniandone l’incredibile ricchezza naturale. Chiome scheletriche o rigogliose, rami lunghissimi e tentacolari, fusti esili o possenti, cortecce lisce o rugose catturano lo sguardo di grandi e piccini per raccontare, silenziosamente, aneddoti, folklori e storie secolari. A guidare il visitatore nell’affascinante e labirintico allestimento realizzato un percorso obbligato all’interno di una sorta di bosco che, come una madre, lo avvolge e lo abbraccia ricordandogli il proprio posto nell’universo. Suggellano l’esposizione un ritratto di Federica Galli realizzato da Gianni Berengo Gardin.

LECCE: VECCHIE FONTANELLE “SOCIAL”

Si tiene all’ex Convento dei Teatini a Lecce una mostra sulla storia delle vecchie fontanelle pubbliche che nasce dal successo del profilo Facebook “Le Vecchie fontanelle” che, ad un anno dalla nascita, è seguito da circa 4000 utenti che di giorno in giorno pubblicano e inviano scatti fotografici inediti da tutta Europa. Cosi l’idea di Stefano D’aprile di creare una mostra internazionale sul tema “Vecchie Fontanelle”, oggi la prima e unica a carattere europeo grazie alle immagini inviate dai follower da tutto il mondo. L’esposizione comprende vari documenti tra cui le stampe di immagini, informazioni storiche provenienti dall’archivio dell’Acquedotto Pugliese e fotografie rappresentanti testimonianze del passato e del presente. Scatti d’autore, scatti amatoriali, foto ritrovate nelle soffitte tra gli oggetti dei nonni (in tutto circa 800 foto); creano cosi un circuito di interazione tra social, utenti facebook e storia che è in piena crescita di giorno in giorno e che sta contribuendo a preservare e valorizzare una tema, cioè quella delle fontanelle, che dagli inizi del Novecento ad oggi è stato poco valorizzato, considerando la essenziale utilità delle fontanelle. Un oggetto che ha visto guerre, miseria, amori segreti, è stato pretesto di incontri fugaci tra amanti, ha dissetato bimbi, grandi, anziani, ha aiutato i paesi a rialzarsi dalle guerre mondiali, dai terremoti ed oggi Stefano spera che tutto il suo impegno sia servito a qualcosa. Tutte le foto inviate dai seguaci del profilo facebook: “Le vecchie fontanelle” faranno anche parte di un cortometraggio musicato da composizioni di Stefano D’aprile. La mostra presenta anche il libro “La Terra delle fontane” di Vito Palumbo, responsabile delle comunicazioni esterne dell’Acquedotto Pugliese, che ha contribuito ampiamente alla realizzazione della mostra.

TORINO: I BRUEGHEL ALLA REGGIA DI VENARIA

Dopo l’importante successo della tappa bolognese, l’esposizione interamente dedicata alla dinastia dei Brueghel – inventori di un modo di dipingere che ben presto divenne “il marchio” di eccellenza nell’arte pittorica di una dinastia attiva per oltre due secoli – approda nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria fino al 19 febbraio. Le opere esposte ripercorrono la storia – lungo un orizzonte temporale di oltre 150 anni – di cinque generazioni attive tra il XVI e il XVII secolo analizzando la rivoluzione realista portata avanti dal geniale capostipite della famiglia Pieter Brughel il Vecchio, seguito dai figli Pieter Brueghel il Giovane e Jan Brueghel il Vecchio, detto anche dei Velluti per la sua straordinaria perfezione pittorica.La rassegna è un viaggio appassionante nel Seicento alla ricerca del genio visionario di ben cinque generazioni di artisti in grado di incarnare coralmente – come mai nessuno né prima né dopo di loro – stile e tendenze dell’epoca d’oro della pittura fiamminga. Ma il percorso vuole essere anche per il visitatore un invito a vivere un’esperienza giocosa e interattiva mettendo in contatto lo spettatore con i soggetti della Natura maggiormente rappresentati nelle opere, sbirciando tra i segreti degli uomini e – per esempio – “presenziando alle nozze contadine”.

URBINO: GIOCHI DAL RINASCIMENTO AL BAROCCO

Fino al 5 febbraio la Galleria Nazionale della Marche, ad Urbino, presenta un viaggio a ritroso nel tempo con la mostra “Giochiamo! Giochi e giocattoli dal Rinascimento al Barocco”. L’esposizione racconta i due importanti periodi storici del Rinascimento e del Barocco attraverso un percorso inconsueto e originale di giochi, giocattoli e passatempi che si diffusero dal Quattrocento al Seicento in tutta Europa. L’esposizione comprende carte da gioco, scacchiere, libri, giocattoli, dipinti ed incisioni provenienti da prestigiose collezioni austriache, tedesche e italiane. Insieme a rappresentazioni di scene di gioco come il quadro con la Partita a scacchi di Giulio Campi di Palazzo Madama a Torino, alcune opere molto rare trasportano il visitatore in un mondo “ludico” che fin dall’inizio sorprende per la sua preziosità: sono per esempio di grande impatto la Scacchiera cinquecentesca con figure di scacchi tuffate nell’oro e nell’argento dello Schloss Ambras di Innsbruck oppure la scatolina intarsiata in avorio contenente giocattoli in miniatura conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna (Kunstkammer), solo per menzionare alcune delle opere più interessanti. Nel Rinascimento si afferma la convinzione che il gioco non sia soltanto svago ma un impegno serio, con traguardi da raggiungere e uno strumento educativo che permetta al bambino di diventare grande. Nelle case della nobiltà ai giovani erano riservati determinati giochi utili alla costruzione del proprio avvenire: alle ragazze bambole di stoffa e piccoli utensili per la casa, ai ragazzi figurine di legno, di ceramica e di piombo, riproducenti cavalieri e fanti. Giochi di tattica come scacchi, dama e filetto aiutavano a elaborare strategie poi applicabili in campo militare.

MASSA: GRANDE ARTE LAICA IN… CROCE

Si intitola “L’arte e la croce” la mostra collettiva ospitata nelle sale del Palazzo Ducale di Massa fino al 19 febbraio, che affronta il tema più antico e mai risolto dall’uomo, la spiritualità. In mostra 27 opere di 22 artisti che interpretano questo tema secondo la loro sensibilità e il proprio linguaggio e che spaziano in tutti i campi artistici: pittura, scultura, fotografia e installazioni. Tra questi nomi consacrati nella storia dell’arte italiana e internazionale come Sandro Chia, Mimmo Paladino. Ogni opera esposta, alcune delle quali “sconvolgenti” secondo gli organizzatori, è portatrice di messaggio preciso e racconta un aspetto del rapporto tra arte e spiritualità secondo un approccio che si può definire “laico”. Tra le opere esposte un dipinto di Mimmo Paladino che racconta una fede arcaica, dove una figura blu cerca di raggiungere il giallo che simboleggia la luce. Tra le installazioni la “Croce di Aleppo” di Leonida De Filippi, un’opera dalla grande forza evocativa con una croce di legno spezzata circondata da filo di ferro rosso. La croce ricoperta di pelli di capra su sabbia nera e calzature islamiche di Dania Zanotto, mentre Hermann Nitsch, uno dei massimi esponenti dell’Azionismo viennese, punta alla provocazione con il suo paramento intriso di sangue. Il fotografo Romano Cagnoni, uno dei massimi reporter di guerra italiani, presenta in mostra 4 fotografie. Tre raccontano la dimenticata guerra del Biafra del 1969, una quarta fotografia è invece una icona degli anni ’70. Scattata a Bologna nel 1976 si vede una suora che passeggia davanti ad una grande falce e martello, simbolo dell’allora Partito Comunista.

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