Roma, 16 gen – “Ero scettico sull’euro prima che fosse introdotto e
purtroppo i miei timori si sono dimostrati corretti. È stato un fallimento.
L’euro era partito sulla base di alcuni presupposti sbagliati. Si pensava che
il tasso di cambio all’ingresso avrebbe garantito che la competitività dei
diversi Paesi si sarebbe aggiustata. Inoltre le fondamenta del progetto erano
costruite sul trattato di Maastricht, ma dall’introduzione dell’euro le sue
regole sono state violate almeno 165 volte. E si pensava che ci sarebbe potuta
essere una politica economica e di bilancio dell’area monetaria, che avrebbe
portato a risultati coordinati”. Così in un’intervista al Corriere della Sera
il consulente della Merkel, Roland Berger, per il quale dal punto di vista
tedesco il bilancio dell’era euro è tutt’altro che positivo in quanto “ora
abbiamo Paesi con gradi di competitività molto diversi. Se si guarda al
cosiddetto mondo meridionale o latino, c’è una percezione politica secondo cui
la crescita attraverso il finanziamento a debito, se posso dire così, è quasi
la regola. La Germania invece è tornata a una posizione di notevole
competitività malgrado gli oneri della riunificazione”. “I numeri
dell’economia tedesca a confronto delle altre sono noti. Oggi abbiamo una
politica monetaria della Banca centrale europea che mi pare corretta per il
75% dell’area euro, ma è decisamente sbagliata per la Germania. Nel caso di un
crollo dell’euro, la Germania pagherebbe la gran parte del debito. Dunque la
Germania in una certa misura, anche per il suo surplus nei suoi conti con
l’estero, è diventata una sorta di elemento di disturbo” “e ora corre il
rischio di perdere competitività essa stessa perché per noi il tasso di cambio
dell’euro è troppo debole. La nostra economia dipende al 50% dall’export e
perciò dalla nostra competitività globale”. “Con il marco – spiega infatti
Berger – il mondo delle imprese era abituato a rivalutazioni costanti, dunque
investiva per guadagnare produttività. Questa esigenza ora è scomparsa.
L’attuale tasso di cambio dell’euro non è tale da aiutare la Germania. Aiuta
il nostro export, ma superficialmente, proprio perché scoraggia gli
investimenti e gli aumenti di produttività. Il nostro Paese è economicamente
un animale diverso. Ci sarebbe molta più armonia se fosse fuori e i Paesi
latini, Francia inclusa, restassero nell’euro”. (red)