Troppi ricorsi, tempi troppo lunghi per i processi: serve una riforma, un cambio drastico. Lo dice il presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio, nel suo discorso di apertura del nuovo anno giudiziario, ma è d’accordo anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che gli fa subito eco: mentre spiega Canzio, “per fronteggiare l’emergenza la Corte ha avviato un serio percorso di auto-riforma ispirato a una logica di semplificazione, accelerazione e razionalizzazione dei modelli procedimentali” dal momento che “sono mancati interventi legislativi mirati alla deflazione del contenzioso di legittimità e alla riduzione del flusso della domanda”, Orlando aggiunge: “Condivido il giudizio del Presidente Canzio la riforma del settore è indifferibile”.
Canzio aveva poco prima ricordato che sono in media 83mila i ricorsi annui, di cui 53mila penali e 30mila civili, e che proprio nel civile “il numero dei procedimenti pendenti nel 2016 è giunto alla ragguardevole cifra di 106.862 unità. E l’ altra grande problematica riguarda i cosiddetti processi mediatici: “L’ opinione pubblica esprime spesso sentimenti di avversione per talune decisioni di proscioglimento o anche di condanna, se ritenute miti, pronunciate dai giudici in casi che hanno formato oggetto di rilievo mediatico , spiega Canzio. Ciò è dovuto a un effetto-disorientamento ” tra la discrasia spazio temporale tra l’ ipotesi di accusa, formulata nelle indagini, il pregiudizio costruito nel processo mediatico parallelo che si instaura immediatamente, le ansie securitarie dei cittadini, da un lato e le conclusioni dell’ attività giudiziaria che seguono a distanza di tempo dalle indagini, già di per sé troppo lunghe”.
Intanto, per la prima volta nella storia, la cerimonia di apertura dell’ anno giudiziario è stata disertata dall’ Associazione nazionale dei magistrati. Una scelta in polemica con il governo, “sofferta e simbolica” come spiega l’ Anm in una nota ufficiale, “che non deve essere letta come uno sgarbo istituzionale, ma come la ferma risposta agli impegni politici non mantenuti e la manifestazione del dissenso verso un intervento normativo che ci preoccupa. Una scelta che rappresenta anche il segno del nostro impegno finalizzato a voler riaffermare il principio di indipendenza della magistratura, a difesa del quale profonderemo tutte le nostre energie, principio che riteniamo essere stato minato da un decreto legge incostituzionale, discriminatorio ed inopportuno”.
(26 gne – Sis)