(27 gennaio 2017) Coprono oltre il 70% della superficie della terra e rappresentano l’habitat del 50% delle sue specie: gli oceani, però, sono ancora per l’uomo dei “perfetti sconosciuti”, visto che fino ad ora soltanto il 5% delle loro profondità sono state esplorate. Lo studio degli abissi marini è una sfida impegnativa, forse anche più della ricerca spaziale. Nessuna luce è in grado di raggiugere la profondità degli oceani, e la pressione può essere anche mille volte superiore quella atmosferica. Una sfida raccolta dal Consorzio di ricerca europeo Emso Eric (European Multidisciplinary Seafloor and water column Observatory / European research infrastructure consortium), illustrato oggi a Roma presso la Stampa Estera. Una infrastruttura di ricerca di dimensione europea nel campo delle scienze marine, costituita da una rete di sistemi automatici di monitoraggio distribuiti negli abissi dei mari che bagnano l’Europa, che ha il suo quartier generale nel nostro Paese, presso l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ente capofila del Consorzio per l’Italia. La sfida è più che mai fondamentale per il presente e per il futuro, perché lo studio e il monitoraggio integrato e costante degli Oceani potrebbero fornire informazioni preziosissime riguardo il cambiamento climatico (gli Oceani giocano un ruolo fondamentale nel clima e nei cicli regolatori di CO2), la tutela della biodiversità e la prevenzione dei rischi derivanti da tsunami e fenomeni sismici, come quelli che in questi giorni hanno colpito le zone del Centro-Italia, che potranno essere studiati e meglio compresi nel contesto della dinamica continentale. “La rete sismica è posizionata a terra – spiega Carlo Doglioni, presidente nazionale dell’Ingv – in genere vengono collocate delle stazioni sismiche a mare ma in modo temporaneo. Con Emso verranno messe in modo permanente, così avremo delle informazioni molto più ampie e diffuse su quella che è la sismicità naturale, quindi una copertura globale maggiore per avere più informazioni anche sul sottosuolo e sulla struttura del mantello terrestre. Lavorando sulla conoscenza della terra e sui meccanismi della dinamica delle placche forse un giorno riusciremo anche a prevedere i terremoti”. Come progetto europeo (Italia, Francia, Irlanda, Spagna, Grecia, Regno Unito, Portogallo e Romania i Paesi membri, ma i promotori sono convinti che il loro numero crescerà rapidamente) Emso Eric ha un significato politico ben preciso, testimoniando “in un momento in cui l’ideale dell’Europa unita sembra essere messo in dubbio, la necessaria e irrinunciabile dimensione europea per qualsiasi collaborazione di successo in campo scientifico”, spiega ancora Doglioni. (Red)