Boston – Il test di Turing valuta la capacità di una macchina di imitare il nostro comportamento, arrivando così a pensare come un essere umano. Per passare questa prova, messa a punto negli anni ’50 dal matematico Alan Turing, un computer deve essere in grado di ingannare il valutatore e fargli credere di essere umano, in genere attraverso un sistema di domande e risposte. Ma se invece di un computer il test di Turing venisse applicato a una cellula? Gli organismi monocellulari non sono ovviamente in grado di comunicare con le parole. Per questo un team di ricercatori guidati da Sheref Mansy del CIBIO dell’Università di Trento ha provato a utilizzare cellule artificiali, mostrando come questi microrganismi costruiti in laboratorio siano in grado di passare un test di Turing di base; interagendo e parlando chimicamente con cellule batteriche viventi. Lo studio, pubblicato sulla rivista ACS Central Science, è stato possibile grazie a finanziamenti della Fondazione Simons, della Fondazione Armenise-Harvard, della National Science Foundation e della Provincia autonoma di Trento. (9colonne)