La Chiesa apre le proprie porte a Fabiano Antoniani, il dj quarantenne salito alla cronaca per aver scelto di recarsi in Svizzera per porre fine tramite eutanasia a una vita ridotta ai minimi termini da un incidente automobilistico. “Per chi volesse salutare Fabo, la cerimonia sarà venerdì 10 alle ore 19.00 nella parrocchia di sant’Ildefonso, piazzale Damiano Chiesa, a Milano” ha fatto sapere oggi su Facebook Valeria Imbrogno, che di Fabo era la fidanzata. Non un vero e proprio funerale, semmai un ricordo nel corso della messa: sempre più del nulla che fu concesso nel 2006 a Piergiorgio Welby, per il quale a Roma le porte della chiesa di Don Bosco a Cinecittà rimasero invece sbarrate. Segno che forse qualcosa è cambiamento nella sensibilità sul tema delle scelte sul fine vita, anche se in questo decennio la politica ha mancato di intervenire per colmare il vuoto normativo.
LA RESPONSABILITA’ DELLE ISTITUZIONI – Tanto è che Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che ha accompagnato personalmente in Svizzera Dj Fabo per poi autodenunciarsi in Italia, spiega che “dovrà esserci un’assunzione di responsabilità dello Stato, perché sono ormai passati quarant’anni dalla prima proposta di legge per l’eutanasia presentata e non si è mai arrivati a definire delle regole che si potessero applicare per i casi di sofferenza insopportabile e di malattia non guaribile”. Cappato, intervistato da Rtl, sottolinea che “questo tema non è una gara, il rispetto è massimo per le decisioni di tutti, si tratta solo semplicemente di ricordare che c’è spesso un urlo muto di persone che chiedono di poter stabilire per se stessi”. Ma intanto, scrive Arturo Scotto su Twitter, “il riconoscimento arrivato dalla Chiesa per Dj Fabo è una svolta rivoluzionaria. Adesso tocca alle istituzioni dare risposte a tanta sofferenza approvando il biotestamento”. (Sis – 6 mar)