Dal vertice di Versailles al Libro bianco di Juncker, passando per il Consiglio europeo di domani e le ormai prossime celebrazioni dei sessanta anni del Trattato di Roma: è un incrocio delicato per il presente il futuro dell’ Unione europea e secondo il premier Paolo Gentiloni quella di domani e venerdì “sarà l’ ultima tappa prima delle celebrazioni per il sessantesimo dei trattati che si terrà qui a Roma” e se l’ idea era “che il mercato unico avrebbe potuto essere la base trainante di un percorso comune, oggi che questo percorso è spesso messo sotto accusa credo dovremo riconoscere e ribadire che quel cammino ha prodotto in ogni modo dei risultati straordinari”. Gentiloni ricorda che “il primo risultato dell’ Europa unita è stato un quarantennio di pace, il secondo che l’ Europa à stato uno straordinario motore di libertà, consentendo ad alcuni paesi europei di uscire dalle dittature fasciste o comuniste”. Ma il premier cita anche “la protezione dei diritti, il welfare, la cultura, i valori condivisi: oggi tutto questo è minacciato, per questo dobbiamo raccontare le prospettive dei prossimi dieci anni”.
I BIG EUROPEI Ma ripartire è doveroso, e per farlo lo si può fare, lo dice appunto anche il libro anche, lo ha detto anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, anche immaginando velocità differenti. “Oggi l’ Europa su temi fondamentali ha livelli di integrazione differenziati, e una possibilità del genere è già prevista nei trattati. Si tratta di dare una chance in più alla realtà che abbiamo davanti, non c’è nessuna volontà politica di punire alcuni paesi, nello specifico quelli del cosiddetto gruppo di Visegrad”. Ma a quale tipo di velocità differenti si riferiscono i big europei? Se lo chiede il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani: “a un euro a diverse velocità, o a un nocciolo duro, quello del 1994, che guarda caso non prevedeva l’ Italia? Angela Merkel ha già chiarito che non può esserci un Euro di serie A e un Euro di Serie B, perché c’è già una zona euro e una zona non-euro, e quando dice che ‘ dobbiamo andare avanti, alcuni paesi devono andare più veloci’, forse si sta prospettando una Europa franco-tedesca ben diversa da quella che conosciamo”. E allora, l’ Italia e’ tra i fondatori di questa Europa e ha grande responsabilità, ma non basta più puntare il dito contro la burocrazia di Bruxelles. Chiediamo di rappresentare l’ Italia come una Paese in grado di stare nel primo girone dell’ Europa”. (8 mar – Sis)