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In politica estera
vince l’incertezza

it@withub.it by it@withub.it
9 Marzo 2017
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(9 marzo 2017) “Incertezza” è la parola chiave del rapporto di quest’anno dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Incertezza che riguarda la distribuzione internazionale del potere e del prestigio, l’evoluzione politica degli Stati e in particolare delle democrazie, le sorti di istituzioni come l’Unione europea. Sono incerti  il futuro della globalizzazione e l’esito di conflitti sanguinosi come quello siriano, la guerra mondiale in miniatura sulle cui radici indaga Alberto Negri nel saggio “Il musulmano errante” pubblicato in questi giorni da Rosenberg & Sellier.

L’incertezza di cui si occupa il rapporto Ispi curato da Alessandro Colombo e Paolo Magri riguarda anche il futuro della politica estera italiana, che per il 2016 si è meritata un giudizio positivo da parte del panel di 121 esperti interpellati dall’Istituto. L’incognita principale riguarda i cambiamenti che ci saranno se al governo andasse, come è possibile, il Movimento 5 Stelle.

La politica estera dei 5 Stelle – si legge nel capitolo curato da Ugo Tramballi – è una nebulosa. Difficile trovare un programma dettagliato e dichiarazioni esplicite, forse perché Grillo ha capito che in Italia il consenso popolare non si costruisce con la politica estera.

I 5 Stelle sono contro l’euro, ma non contro un’Europa non meglio specificata; l’universo dei blog che si richiamano al Movimento ha buoni legami con quello russo, molto attivo in Occidente; non si sono espressi sulla Nato ma si oppongono a spese e interventi militari; sono contro il terrorismo ma non a favore di una partecipazione italiana nella guerra a Raqqa o Mosul. Sul sito del movimento la posizione sui migranti c’è. Ma i leader evitano di parlarne. Tra i cataclismi ereditati dal 2016  – conclude Tramballi – si delinea forse il tramonto dell’epoca in cui la continuità della politica estera era consuetudine e fonte di stabilità, chiunque andasse al governo.

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