Milano, 13 mar – Per gli antibiotici “l’Italia investe in media lo stesso capitale in termini europei per la ricerca, tanto quanto la Spagna e molto di più rispetto a tanti altri Paesi europei. Siamo al terzo posto per investimenti europei: più di tre milioni gli euro finanziati per l’antibiotico resistenza. La Germania, invece, ne impegna sette. A livello nazionale, invece, non c’è confronto: se la Germania mette a disposizione circa 80 milioni di euro all’anno per lo studio, mentre in Italia le cifre sono irrisorie eppure vantiamo un pool di ricercatori e una tradizione straordinaria”. Lo ha affermato Evelina Tacconelli, docente di Malattie Infettive da anni a Tubinga, in Germania, uno dei nostri migliori cervelli all’estero, in occasione del Congresso Internazionale AMIT, Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali, che si è tenuto a Milano. “L’Europa sembra ‘avara’ ma è difficile stabilire le ragioni alla base di questo meccanismo – ha aggiunto Tacconelli -. Sono i gruppi di ricerca che non partecipano adeguatamente o ci sono dei consorzi europei, una sorta di lobby, che ricevono la fetta più grossa del budget?”. “Per assurdo in Germania – aggiunge Tacconelli – la cultura delle malattie infettive è inferiore rispetto a quella italiana. La seconda si è sviluppata enormemente, soprattutto con l’Hiv, con una scuola di specializzazione che la Germania per esempio non può certo vantare. Nonostante questa carenza di infettivologi puri, la Germania è migliore in termini di antibiotico-resistenza. L’uso inappropriato dei farmaci è molto più basso; esistono farmaci utilizzati anche la metà delle volte rispetto all’Italia. Ad esempio, si è contato in Germania un numero di resistenze ai carbapenemici intorno al 10%, mentre in Italia si parla addirittura di percentuali di infezioni decisamente superiori”.
(PO / red)