“Se uno scappa da una guerra o una carestia penso che il mio Paese debba accoglierlo, dargli protezione e successivamente integrarlo. Se, invece, è al di fuori della legge deve essere rimpatriato” Lo sostiene il ministro dell’Interno Marco Minniti in un colloquio con Il Giornale nel quale sostiene anche che occorre “dare una risposta in tempi ragionevolmente certi a coloro che chiedono una protezione internazionale perché due anni sono troppi”. Da qui il superamento delle lungaggini limitando i ricorsi a un solo grado di giudizio, il rafforzamento delle commissioni per l’asilo con 250 nuove assunzioni e l’istituzione di 26 sezioni di tribunali specializzati. L’obiettivo è “ragionare di utilizzare strumenti della legge che sono i rimpatri forzati, ma anche i rimpatri volontari assistiti e poi dare la possibilità ai Comuni di utilizzare richiedenti asilo per lavori di pubblica utilità, volontari e non pagati, perché non c’è nessuna intenzione di fare un mercato di lavoro parallelo rispetto a quello italiano. L’obiettivo è procedere a un’accoglienza diffusa” e “dove ci siano persone che non hanno diritto a protezione internazionale e testimonino profili che vanno verso la radicalizzazione è giusto che, in attesa di rimpatriarli nei Paesi di provenienza, si costituiscano piccoli centri per rimpatri, più gestibili, uno per ogni regione, fuori dai centri urbani, vicini agli snodi dei trasporti in maniera tale da poter essere più facilmente trasportati fuori dai confini”. Quindi sottolinea: “Sicurezza è libertà perché è del tutto evidente che non ci può essere un’idea di sicurezza se non è garantita la libertà individuale così come non c’è una vera libertà se non è garantita la sicurezza del vivere quotidiano”.
(30 Mar – Red)