Roma, 4 apr – Al Viminale, grazie alla mediazione italiana, è stato firmato un accordo di pace tra le tribù libiche dei Tebu e degli Awlad Suleiman da anni in guerra tra di loro. L’intesa punta al controllo dei confini per frenare i flussi migratori e i jihadisti. Mohamed Haay Sandu, uno dei leader che hanno siglato l’accordo di pace, in una intervista al Corriere della Sera, afferma: “Noi Tebu abbiamo discusso per la prima volta con gli Awlad Suleiman grazie alla ong Ara Pacis, poi con il governo Italiano. La pace fra le nostre tribù è arrivata sotto l’egida dell’Italia e del governo libico. A quel punto abbiamo deciso di attuare anche accordi contro la migrazione clandestina e il terrorismo. Ci impegniamo a collaborare su entrambi i fronti”. E aggiunge: “Il governo italiano ha preso atto delle nostre esigenze di sviluppo: infrastrutture da costruire, sicurezza, assistenza per curare i nostri feriti in ospedali italiani, centri di formazione professionale, borse di studio perché alcuni dei nostri ragazzi possano studiare in Italia. Vede, da noi tanti giovani senza speranze oggi lavorano a facilitare le migrazioni clandestine. Ma se si danno loro prospettive diverse, smetteranno”, “dopo la caduta del regime di Gheddafi più nessuna forza controlla la frontiera, il confine è aperto. Per molti di noi facilitare il passaggio è un modo di guadagnarsi da vivere”, “è la prima fonte di reddito”, “da noi l’economia è al collasso. Non circola denaro, le banche sono vuote, le famiglie non sanno cosa mangiare la sera. Molti sostengono i flussi migratori per mancanza di alternative. Se avessimo aiuti allo sviluppo, sarebbe diverso” e “in realtà vi aiutiamo a risparmiare, se dei migranti ci occupiamo noi”.
(red)