Nel 2016, le famiglie hanno aumentato la spesa per consumi (+1,3%) in misura inferiore rispetto alla crescita del reddito disponibile (+1,6%); di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie sale all’ 8,6% (+0,2 punti percentuali). Il potere di acquisto delle famiglie registra nel 2016 lo stesso tasso di crescita del reddito nominale (+1,6%) in quanto il deflatore dei consumi privati risulta invariato. Lo rende noto l’ Istat nel suo report sui “Conti economici nazionali per settore istituzionale” riferiti agli anni 2014-2016. Nel 2016 Il reddito primario delle famiglie consumatrici è quindi aumentato dell’ 1,6%: i redditi da lavoro dipendente ricevuti dalle famiglie residenti crescono del 2,4% e forniscono il principale contributo (1,3 punti percentuali) alla crescita del reddito primario. Il risultato lordo di gestione, che proviene per intero dalla produzione per autoconsumo è aumentato del 4,5%, in corrispondenza di un aumento dell’ 1,5% del valore aggiunto e di una consistente contrazione delle imposte sulla produzione (-39,5%), indotta dalla riduzione della TASI e delle imposte municipali sulle abitazioni. Questo incremento del risultato lordo di gestione contribuisce alla crescita del reddito primario delle famiglie per 0,5 punti percentuali (di cui ben 0,3 punti percentuali attribuibili alla flessione delle imposte sulla produzione). (red – 11 apr)