Si chiama “L’amante alchimista” (pag. 420, euro 18.50, Piemme Edizioni) il nuovo libro di Sonia Raule, scritto a due mani con Daniela Ceselli con il nom de plume Isabella della Spina. Il romanzo racconta le grandi donne di potere del Rinascimento italiano, come Caterina Sforza e Isabella d’Este, viste attraverso lo sguardo di Margherida, l’alchimista che dà il titolo al volume. Alla vigilia del sacco di Roma, nel 1527, Isabella d’Este apre le porte del suo palazzo ad aristocratici e notabili per dare loro riparo, ma consegna alle truppe pontificie una delle sue ospiti: la magista Margherida de’ Tolomei, sacrificata in cambio della berretta cardinalizia per il figlio minore. Papa Clemente VII ha posto quell’unica condizione, e Isabella non ha avuto scampo, anche se Margherida è stata per lei in passato più che un’amica. Così la donna, avanti negli anni, viene condotta in ceppi a Castel Sant’Angelo e rinchiusa in una cella angusta con due giovani, sospettate di stregoneria, in attesa di conferire con il Papa in persona….
C’ERA UNA VOLTA LA CARTA DELLE DONNE
La Fondazione Nilde Iotti presenta l’ultimo lavoro di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss “C’ era una volta la Carta delle donne. Il Pci, il femminismo, la crisi della politica”, pubblicato da Biblink. “1986: nel Pci con un’identità ormai in crisi dopo la morte di Berlinguer, un gruppo di donne organizzato da Livia Turco cerca nel femminismo e nella forza sociale femminile la chiave di una nuova politica, e scrive la Carta itinerante delle donne comuniste. In tutta Italia si moltiplicano incontri, manifestazioni, proposte: nell’87 moltissime candidate vengono elette in Parlamento nelle liste del maggior partito della sinistra. Nell’89 il crollo del muro di Berlino e la ‘svolta’ mettono fine a una storia: lo scontro tra il Sì e il No sul cambiamento del nome divide anche il gruppo della Carta. Trent’anni dopo le protagoniste di quell’esperienza si ritrovano. L’incontro diventa testimonianza a più voci e un racconto del passato che non rimuove la differenza dei sessi e parla anche al nostro presente”.
YERULDELGGER, ECCO IL SECONDO CAPITOLO
Il commissario più amato della Mongolia, natato dalla mente di Ian Manook, è tornato: dopo “Yeruldelgger, Morte nella steppa”, il noir francese più premiato degli ultimi 10 anni, ecco il secondo capitolo della trilogia che sta conquistando i lettori di tutto il mondo: “Yeruldelgger. Tempi selvaggi”. L’esotica Mongolia fa da sfondo a un altro caso per il controverso investigatore che verrà coinvolto in inganni, intrighi internazionali e accuse d’omicidio, che mettono sempre più alla prova le sue capacità investigative.
IL BRUCOFARFALLA, UN NUOVO ESEMPIO DI EDITORIA SOCIALE
Il “Brucofarfalla” è un’impresa di editoria sociale unica nel nostro Paese, nata lo scorso anno da una campagna di crowdfunding di grandissimo successo a sostegno del progetto “Usciamo dal bozzolo”. Tra gli obiettivi primari del progetto pilota c’è il cambiamento del modo di concepire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, inserendole in un percorso di crescita personale e collettivo volto al miglioramento della qualità della vita del singolo e della comunità in cui vive. A promuovere l’iniziativa due realtà sociali fortemente radicate sul territorio romano, La Lampada dei Desideri per il mondo del volontariato e il network di webradio 11Radio nell’ambito della Comunicazione Sociale. “Uscire dal bozzolo per noi significa attuare una rivoluzione culturale che parte dalla rieducazione sociale al superamento dei limiti – spiega Paola Fanzini, Presidente de La Lampada dei Desideri – il brucofarfalla non è un’impresa che dà lavoro a persone “svantaggiate”, ma una casa editrice che, alla fine del suo percorso di costruzione, sarà di proprietà delle persone con disabilità intellettiva che stiamo formando. Speriamo sia solo la prima di tante realtà imprenditoriali simili: Usciamo dal bozzolo è un progetto vivo, aperto alla partecipazione di tutti, in grado di coinvolgere attivamente e direttamente persone con disabilità ma anche e soprattutto le loro famiglie e tutta la comunità intorno a loro”.
MARCO SCARDIGLI, IL VIAGGIATORE DI BATTAGLIE
Nel momento della battaglia, le nazioni, i popoli e gli eserciti mettono in campo tutto ciò che possiedono per ottenere la vittoria: cultura, etica, tecnologia, arte, coesione sociale, inventiva, ricchezza, fede, organizzazione. In un lasso di tempo breve, a volte poche ore, tutto questo si concentra e si contrae in uno spazio esiguo, come in certe catastrofi astronomiche, quando una stella esplode e sprigiona in un singolo istante enormi quantità di energia che si lasciano dietro solo polvere e detriti, e nessun ricordo di sé. Sono infatti innumerevoli, nella storia d’Italia, i racconti deformati, le memorie studiate a tavolino, le dimenticanze volute e anzi ricercate. E così, dalla scaramuccia all’epopea, dalla vittoria strategica alla battaglia campale, spesso la Storia non lascia alcuna traccia nei luoghi dov’è passata. Ne parla Marco Scardigli, in “Viaggiatore di battaglie. Storia e memoria dei grandi campi di battaglia”. Il viaggiatore di battaglie è allora colui che ostinatamente va alla ricerca di quella polvere e di quei detriti, che si mette in ascolto, in cerca dell’eco e delle vibrazioni superstiti di quella lontana esplosione. Fra monumenti e ossari, musei e manifestazioni, documenti e poesia, Marco Scardigli ci conduce alla scoperta dei grandi campi di battaglia italiani, insegnandoci a leggerne le tracce rimaste o la loro muta assenza. Attraversando più di venti secoli di storia d’Italia, riviviamo allora le antiche guerre combattute in Sicilia; saliamo sulla torre di San Martino e passeggiamo attraverso il Risorgimento; a Marsala e a Caprera inseguiamo Garibaldi e il suo mito; sul Carso ripercorriamo le trincee della Grande Guerra; infine rivolgiamo un pensiero alle tragedie del passato più recente. Perché recuperare la memoria delle battaglie passate non significa tanto celebrare la guerra, quanto preservare la Storia e, con essa, il valore sofferto della pace. “Una battaglia si può considerare grandiosa, terribile, fondamentale, ma rimane pur sempre immateriale. Può aver cambiato la storia, ma non la si può toccare, conservare, mostrare. La battaglia è concretissima per chi la vive, ma trascorso poco tempo svanisce, e diventa della sostanza dei sogni”.